giovedì, 11 giugno 2009,17:54
L'urto fu violentissimo ed inevitabile. A causa delle ferite, Kelerion non ebbe la prontezza di riflessi di schivare il colpo di Rail, e si raccolse le braccia al petto per difendersi. Il pugno del Dio della Terra scaravento' indietro il suo avversario di parecchi metri, facendolo volare per terra mentre un sordo schiocco di carne accompagnava la sua caduta.
Non appena il signore del Fulmine ebbe toccato il suolo con la schiena, Rail si chino' su di un ginocchio ed invoco' il potere della terra poggiandovi i palmi sopra. Un'impressionante fila di stalagmiti squarcio' l'asfalto lungo una linea retta, sfrecciando veloce verso Kelerion nell'intento di impalarlo. Ma lui non era piu' li'. Rail fece appena in tempo a rialzarsi in piedi, prima che il Dio del Fulmine si materializzasse in un bagliore al suo fianco, e lo colpisse al volto con una potente gomitata, subito seguita da un colpo al torace a palmo aperto.
Rail incasso' il colpo voltando di scatto la testa, prima che il suo corpo venisse invaso dall'energia elettrica sprigionata da Kelerion. Fremette ma non cadde, e nemmeno diede l'impressione di sentire il minimo dolore, nonostante scariche di pura energia si rincorressero lungo la sua pelle e dentro le sue carni. Come se nulla fosse riprese la postura di combattimento e mosse il braccio circolarmente, a colpire Kelerion con il dorso del pugno e toglierselo di dosso, ma anche questa volta il Dio del Fulmine non era piu' al suo posto. Scomparendo in un bagliore di luci, percorso da saette sprigionate dalla sua stessa essenza, riapparve fluttuando ad alcuni metri da terra, distante una ventina di passi da Rail.
"Non sei mai diventato un granche'" Lo scherni' Kelerion, incurante dei buchi che aveva in corpo "Sei sempre stato un grosso animale che sa sopportare bene le ferite. Ma con i tuoi patetici movimenti non mi colpirai mai."
Distese le braccia tenendole lungo i fianchi, ma poco staccate dal corpo, mentre due globi elettrici sfrigolavano formandosi nei palmi delle sue mani.
"Nemmeno tu sei cambiato. Continui a commettere sempre gli stessi errori. Ad esempio considerarmi l'unico individuo pericoloso qui."
E con una risata sommessa venne ingoiato da un turbinare di sabbia che nel giro di pochi istanti lo avvolse completamente come un guscio. All'istante Kelerion sposto' lo sguardo di scatto verso Ekaras che, nonostante stesse mantenendo la concentrazione per padroneggiare il suo elemento, rivolse al Signore del Fulmine un sorriso beffardo. "Non stupirti, Dio del Fulmine. Non avremo il carisma del nostro Signore Elementale, e non avremo nemmeno voglia di parlare con un bastardo come te, ma... Ti suggerisco di non sottovalutare nessuno di noi."
"Ti preferivo quando stavi zitto. Ora ti aiuto io."
Con un gesto di puro odio Kelerion scaglio' le due masse globulari di fulmini verso Ekaras, che gli si avvicinarono ad una velocita' invisibile all'occhio nudo. L'avrebbero sicuramente colpito, ma fu Kendall a giungere in soccorso del compagno. Parte del suo corpo assunse rapidamente la rivoltante consistenza di un liquame, che, depositatosi ai suoi piedi, striscio' in direzione dell'uomo e si ersero davanti a lui a sua protezione, come una disgustosa barriera di fango.
La mossa si rivelo' efficace. Le due sfere elettriche si infransero contro la poltiglia, facendone schizzare ovunque, ma disperdendo la loro energia all'interno della massa senza riuscire a perforarla. Allo stesso tempo, tuttavia, Rail aveva compiuto un balzo verso Kelerion, e gli era gia' praticamente addosso, ancora rivestito da quel guscio di sabbia. Il Dio del Fulmine, d'istinto, si smaterializzo' ancora per poi riapparire a terra, deciso a fare a pezzi i due fastidiosi compagni di Rail. Ma proprio mentre si stava scagliando contro Kendall con il pugno chiuso, deciso a massacrarlo con un unico potente colpo, venne distratto da un sordo rumore alle sue spalle, come una soffocata esplosione. Fece appena in tempo a puntare i bianchi occhi corruschi di energia verso Rail, per notare con sorpresa che il suo guscio era scoppiato, dando origine a delle falci sabbiose che si sparsero tutto attorno, sibilando e fendendo minacciosamente l'aria, parte di esse dirette verso di lui.
Anche stavolta dovette rinunciare ad attaccare per salvarsi. Si smaterializzo' nuovamente con un bagliore, ricomparendo a poca distanza non solo per non sprecare troppa energia, ma anche per non negarsi la possibilita' di attaccare di nuovo. Le mezzelune di sabbia si piantarono nell'asfalto come delle vere lame, lasciandovi dei profondi solchi prima di scomporsi e ritornare turbinando verso Ekaras. E mentre Rail ricadeva pesantemente a terra, voltandosi verso Kelerion, quest'ultimo riapparse al fianco di Kendall, dita distese e pronte a folgorarlo. Ma ancora una volta, era un passo indietro rispetto ai suoi aggressori.
Il pantano ai piedi di Kendall si allargo', divorando la superficie attorno a lui e consumandola per ridurla a una sorta di palude, nella quale Kelerion si ritrovo' immerso fino al ginocchio, senza riuscire a muoversi agevolmente. Non riusci' a smaterializzarsi in tempo. E mentre tre tentacoli emergevano da quel liquido putrido, andandosi ad avviluppare strettamente attorno ai due polsi e alla vita di Kelerion, Rail sopraggiunse alle sue spalle. Lo aggiro' e chiuse entrambe le mani attorno al suo collo in una morsa atroce e soffocante, sentendo sotto le dita il rumore poco rassicurante della spina dorsale che scricchiolava.
E mentre il corpo indebolito del Dio del Fulmine rilasciava potenti scariche elettriche per fulminare tutto cio' che aveva a contatto, senza che potessero avere effetto sui corpi di terra dei suoi nemici, i suoi occhi completamente bianchi vennero celati dalle palpebre che, pesanti, calarono su di loro come un sipario cala sulla tragica fine di un'opera.
...
"Deficiente. Imbecille di un Kelerion, lui e quella mocciosa."
Nel bar della 'Stella del Mattino' Aima sedeva da sola a un tavolino, imprecando tra i denti quando le sue labbra non erano occupate a sorseggiare un cocktail a base di vodka. Non l'avrebbe mai ammesso, ma il fatto che fosse stata rimpiazzata da Jenell le stava facendo scoppiare il fegato dall'ira. Ira che tuttavia conteneva in un impassabile feretro di ghiaccio, rendendola forse addirittura piu' inquietante di chi all'ira da libero sfogo.
E beveva, assorta nelle immagini mentali di lei che congelava fino alle ossa il corpicino fragile di Jenell e lo riduceva in frantumi con uno schiocco di dita. Assorta al punto tale che non si avvide dell'ingresso nel bar di un individuo dall'aria assolutamente bizzarra, fino a che non si sedette al suo stesso tavolino senza nemmeno chiedere il permesso. Aveva il viso diviso verticalmente in due da una striscia di vernice blu, ed indossava una bianca camicia tenuta aperta. Alle gambe dei pantaloni in stoffa rossa.
"Aima, presumo? Non ci conosciamo, pertanto spero che perdonerete la mia invadenza, dovuta a null'altro che una semplice concitazione. Mi chiamo Last."
Lei lo guardo' meglio, con un vago fastidio che trapelava dal suo sguardo. Nonostante non lo conoscesse, ne' si fosse mostrato sgarbato, non gli piaceva affatto. E gli piacque ancora meno quando, mentre accennava a rispondergli, noto' che in una mano stringeva la spada di Kel. Socchiuse gli occhi e distolse la mano dal bicchiere del suo cocktail, avvolgendola da spire di denso fumo bianco, il cui gelo poteva essere avvertito anche a distanza.
Last lo percepi' perfettamente, ma resto' all'apparenza calmo, ed anzi emise una breve risatina. "Non c'e' bisogno di essere aggressivi, milady Aima. Sono un Titano ed ho in mano la spada del Dio del Fulmine, ma le apparenze ingannano."
"Che vuoi? Parla chiaramente e in fretta, altrimenti sai meglio di chiunque altro cosa ti succedera'."
"Solo invitarvi a seguirmi nel luogo dove Kelerion sta combattendo da solo contro il Dio della Terra e due dei suoi piu' validi figli."
"... Cosa?"
Last emise un sospiro, ma dalle sue labbra non si cancellava quel perenne sorrisetto ambiguo ed indecifrabile. "Gli hanno teso un agguato. Sarei andato subito a soccorrerlo, ma stiamo comunque parlando del Dio della Terra, non proprio una piccola minaccia. Ecco perche' sono prima passato da voi. Cosa mi dite, milady Aima?"
Aima non sapeva esattamente cosa rispondere. Nel giro di un istante la sua mente si riempi' di pensieri, ma sorprendentemente la situazione le permise di decidere alla svelta. Considerando la caccia spietata che gli Dei avevano allestito per stanare Kelerion, le probabilita' che il Titano stesse mentendo erano davvero basse. E spiegava inoltre il motivo per cui le era stato chiesto di non venire assieme a Kel.
"Cosa mi dite, milady Aima?" Incalzo' Last.
" ... Deficiente. Imbecille di un Kelerion, lui e quella mocciosa."
E si alzo', imprecando tra i denti e lasciando li' il suo cocktail, rivolgendo al Titano lo sbrigativo cenno di fare strada.
"Sbrighiamoci." Aggiunse infine.
E Last non se lo fece ripetere. Con un sorrisetto piu' simile a un ghigno soddisfatto, si alzava in piedi voltando le spalle ad Aima, cominciando a camminare via a passo spedito.
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Era una splendida giornata di sole, e sull'altopiano spirava una gentile brezza che rinfrescava i corpi di coloro che vi si trovavano. C'era un bambino che giocava allegro rincorrendo un cagnolino bianco che non si lasciava acciuffare per nessuna ragione. Quando il bambino si fermava, il cane scodinzolava ed abbaiava nella sua direzione, si riavvicinava al bambino e non appena questo tentava di acciuffarlo, scappava di nuovo.
Poco distante, sedevano nell'erba soffice un uomo e una donna, mano nella mano, il braccio di lui attorno alle spalle di lei, un gesto protettivo e affettuoso.
"Questo posto diventa sempre piu' bello ogni volta che ci torniamo." Disse lei sfiorando il dorso della mano dell'uomo, il quale annui' di rimando.
"Quando siamo qui" prosegui' lei, tono di voce basso e soave "Dimentico tutte le difficolta' che abbiamo superato insieme, e che dobbiamo ancora superare."
"E le supereremo, amore mio. Ti prometto che finche' avro' vita, nessuno si frapporra' tra noi due. Saremo per sempre noi, fuori da tutta questa situazione, un giorno non lontano. Vedrai."
Lei ridacchio' piano, e volse il capo per posare un lieve bacio sulle labbra dell'uomo. "Non ho mai smesso di crederci. E so che non dovremo aspettare ancora molto, prima di stare finalmente in pace."
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Le iridi bianche di Kelerion apparvero di scatto quando spalanco' le palpebre. Il suo intero corpo crepitava come se fosse un'indistinta massa di energia elettrica, mentre la sua essenza elementale invocava disperatamente di uscire allo scoperto in tutta la sua potenza. Appoggio' le mani sulle possenti braccia di Rail, vincendo la resistenza che opponevano i melmosi tentacoli avviluppati ai suoi polsi, che ancora lo stava soffocando, ed un palpabile globo giallastro li avvolse crepitando. Kelerion sogghigno' istericamente mentre sentiva piu' forte sul suo collo la stretta del Dio della Terra, dal momento che ormai aveva terminato. Era stato un gesto dettato unicamente dall'istinto, e per questo risulto' efficace.
Una quantita' incredibile di esplosioni elettriche si sussegui' all'interno del globo, inondandolo di volta in volta di fulmini che si scaricavano con una deflagrante potenza sulle due divinita' all'interno di quella sorta di sfera. Il rumore era atroce, e riempiva l'aria con quel crepitante rumore di un pannello elettrico che esplode dopo un cortocircuito. Per diversi interminabili secondi le conflagrazioni si susseguirono, una dopo l'altra, finche' tutto il globo non comincio' a risplendere e collasso' all'interno, implodendo.
I risultati furono devastanti. Un numero imprecisato di fulmini scaturi' dall'implosione, volando a una velocita' terrificante verso Ekaras e Kendall. I due furono investiti in pieno dalle mortali scariche, incapaci di difendersi a causa della concentrazione che stavano adoperando per tenere fermo Kelerion. Vennero sbalzati via di parecchi metri e caddero a terra, contorcendosi oscenamente e tentando di scaricare il flusso elettrico che li stava divorando dall'interno, cacciando lancinanti urla di agonia. Solo il potere elementale della Terra permise loro di sopravvivere a un simile colpo.
Per Rail la questione fu differente. Nonostante ebbe mollato la presa sul collo di Kelerion non appena percepito il pericolo imminente, non fece in tempo a proteggersi in modo adeguato. L'implosione lo investi' con tutta la sua potenza, strappandogli brandelli di carne dal corpo che si vaporizzarono a mezz'aria e consumandolo con una violenza disumana. Le sue urla sovrastarono anche l'assordante rumore elettrico che si era propagato ovunque, e nello stesso momento il suo corpo si irrigidiva assumendo la stessa consistenza della roccia. La sua agonia duro' ancora alcuni istanti, prima di divenire completamente immobile come un masso millenario, ed ottenendo cosi' un corpo invulnerabile che gli permise di sfuggire a una morte praticamente certa. Dopo una decina di secondi sciolse la sua forma di pietra, e barcollo' nel tentativo di riprendere l'equilibrio. Non era nemmeno caduto, e nei suoi occhi non si leggeva piu' alcuna traccia del dolore appena provato, nonostante avesse delle grosse ferite su tutta la parte superiore del corpo.
Torreggio' davanti a Kelerion, caduto a terra devastato dallo sforzo, disteso di lato ed ansimante nel tentativo di riprendere fiato, le mani sul collo, a massaggiarselo, come se potesse alleviare il dolore provocato dalla stretta di Rail. Torreggio' ancora, per alcuni istanti, il Dio della Terra sul Dio del Fulmine, nutrendo per lui un aperto ed infinito disprezzo, poi gli sferro' un violento calcio nelle costole, lanciando un urlo frustrato e furioso. Il sordo schiocco di una costola spezzata riempi' per un momento l'aria, subito seguito da un violento colpo di tosse di Kelerion, che stava sputando sangue sull'asfalto in maniera ripugnante. Il pantano in cui erano immersi si era ritirato non appena il Dio del Fango era stato steso, e lo stesso valeva per il Dio della Sabbia. Divinita' che, ad ogni buon conto, si stavano gia' rimettendo in piedi. Erano feriti in modo non indifferente, ma manifestavano ancora la volonta' e la capacita' per portare a termine quella faccenda.
"Immobilizzate questo rinnegato e tenetelo in piedi. Credo che ne avremo per un po'." Sentenzio' Rail lapidario, mentre si schioccava le dita delle mani.
Ekaras e Kendall si tirarono su, ma quest'ultimo espresse la sua perplessita' anche a voce, oltre che con uno sguardo poco convinto. "Forse non dovremmo perdere tempo cosi'. Facciamolo fuori, Rail, e andiamocene a casa."
Si volto' come se avesse udito un terribile insulto, occhi ribollenti di odio per essere stato contraddetto, la voce alta ed imperiosa, a reazione esagerata per cio' che aveva ascoltato.
"HO DETTO" urlo' "TENETELO IN PIEDI E IMMOBILIZZATELO. NON LO RIPETERO'."
Le due divinita' minori indietreggiarono di un passo, intimorite, ma non replicarono piu'. E chiudendosi nel silenzio ricominciarono a sprigionare il loro potere. Delle sorte di calappi di sabbia si avvolsero attorno a Kelerion, tirandolo su, e si ancorarono al pantano che di nuovo si era creato ai suoi piedi, tenendolo immobile in posizione eretta, con la testa reclinata contro il proprio torace come se stesse dormendo.
Il Dio della Terra gli afferro' la mascella e gli sollevo' il capo, fissando quel volto spento per alcuni istanti, prima di assestargli un violento pugno. Uno schizzo di sangue volo' fuori dalle labbra spaccate di Kelerion infrangendosi nella melmosa palude con un umido rumore rivoltante.
"Hai esagerato. Oh come hai esagerato, caro Signore del Fulmine. Come ci si sente ad essere dalla parte della vittima?"
Kelerion alzo' la testa, tenendola su a fatica, occhi socchiusi dai quali ora solo saltuariamente fuoriuscivano alcune deboli scariche elettriche, che inutilmente si infrangevano sul torace di Rail. La voce con cui si espresse era spezzata dal dolore.
"Come mi sono sempre sentito. Ma non mi aspetto che una stupida bestia come te capisca... La mia ambizione e il mio scopo, troppo nobili per una Divinita' inferiore come te."
"Mi farai morire dal ridere" lo scherni' Rail "Stai per conoscere il tuo annientamento, e ti ostini a fare lo spaccone e a provocarmi. A tuo modo conosci la dignita', Signore del Fulmine. Se mi avessi implorato di risparmiarti, non avresti avuto nemmeno una briciola del mio rispetto."
"Col tuo rispetto, Rail, posso anche pulirmici il culo." Rantolo'.
E il Dio della Terra ridacchio' nuovamente. "Fortunatamente le tue volgarita' smetteranno tra poco di infestare questo mondo. Quelle, e la tua pazzia dilagante. Finalmente scriveremo la parola fine in tutta questa faccenda. Che giornata epica e' questa."
Un altro pugno, ancora piu' violento del precedente, raggiunse Kelerion in pieno volto. Il sangue che perdeva dal naso gli scivolava sulle labbra in un grottesco rivolo, e cio' nonostante non mostrava alcuna paura, alcuna soggezione, alcuna rassegnazione. Era palese che volesse rispondere, ma dalla sua bocca usciva solo un suono sconnesso e biascicato.
"Sssht basta parlare" disse Rail fintamente preoccupato, mentre dal suo braccio destro cominciavano a spuntare dei terrificanti rostri di pietra nera, squarciando la pelle che lo rivestiva "ti ricorderemo cosi', con l'ultima frase che hai pronunciato. E' molto piu' d'effetto."
Lo sguardo del Dio della Terra era assolutamente inebriato dalla dominazione totale che stava esercitando su Kelerion, che per l'ennesima volta tento' di colpire il suo avversario con una scarica elettrica, senza ottenere alcun effetto. Tento' di muoversi, ma troppo forte era la stretta di Ekaras e Kendall. Rail sollevo' il braccio coperto di rostri, che avevano ora invaso anche la sua mano, in posizione per sferrare un pugno.
"Crepa, Kelerion. La tua leggenda di Signore del Fulmine termina oggi."
Scese in quella piazza un silenzio atroce, lungo appena qualche secondo, prima di venire spezzato dalle atroci urla di dolore delle due divinita' minori. Rail si volto' di scatto, allarmato, e cio' che vide non poteva in alcun modo aspettarselo.
Ekaras era intrappolato fino alle ginocchia in un grosso pezzo di ghiaccio che emergeva dal terreno. Due lance trasparenti gli spuntavano dal torace, emettendo un vapore che si intuiva essere gelido solo guardandolo. Kendall era disteso sul suolo, la testa rivolta verso il cielo, scosso da lievi e sporadici spasmi. Sangue fluiva copioso dalle sue orecchie, mentre dagli occhi sbarrati non si intuiva nemmeno se fosse ancora vivo.
Rail apri' la bocca, incredulo, come a voler parlare, ma non fece in tempo. Alle sue spalle una pozza nera aveva increspato l'asfalto, e da essa era emerso un colossale individuo con la faccia quasi completamente tatuata e tempestata da piercing di ogni genere. Con gli occhi sgranati, aveva sollevato un braccio, avviluppato da una sinistra aura nera con delle screziature metalliche, e l'aveva abbattuto sul fianco del Dio della Terra, sprigionando, al momento del colpo, un'onda d'urto simile allo spostamento d'aria che si ha dopo un'esplosione.
L'impatto sbalzo' Rail di lato di diversi metri, facendolo barcollare, ma tuttavia non cadde. Si tenne la parte colpita con entrambe le mani, imprecando sottovoce e provando un dolore non indifferente. Il colpo che aveva sferrato il Titano era di una potenza distruttiva spaventosa, e solo la corporatura naturalmente massiccia e resistente di Rail l'aveva salvato. Kelerion, libero dalla stretta di Ekaras e Kendall, collasso' a terra proprio mentre il Dio della Terra alzava lo sguardo a fissare con odio gli sgraditi ospiti non invitati.
"Ma guarda guarda, sono arrivati gli eroi. Due Titani e una puttana traditrice della nostra stirpe. Come eroi fate davvero pena, anche se siete piu' che adatti a salvare della feccia come quella che mi sta rantolando alle spalle."
Sorprendentemente, nonostante fosse accasciato a terra facendo fatica con il solo respirare, dalle labbra di Kelerion fuoriusci' una bassa risata sommessa, che tuttavia venne ignorata da tutti i presenti.
"Kendall! Ekaras! State bene? Riuscite ad alzarvi?"
Last scosse la testa e si rivolse a Rail con il suo consueto tono di voce fin troppo pacato e cortese.
"Signor Rail, credo che farebbe bene a preoccuparsi di Lei stesso, prima dei suoi sottoposti. Fatta questa premessa, permettete che ci presentiamo in un modo piu' cordiale di quello con cui si e' riferito a noi. Mi chiamo Last, Titano della Mente. E il mio compagno e' P-Chord, Titano della Forza. Per quanto riguarda milady Aima, credo che vi conosciate gia'."
"Oh certo che ci conosciamo. Ho sospettato di te fin dall'inizio. Essere stata la puttana di Kelerion ti ha completamente fottuto il cervello, Aima? Anche tu sei giunta al punto di uccidere la mia e la tua gente, alleandoti con i nostri nemici ancestrali, solo per... Per questa feccia?"
Lei scosse lentamente la testa, mostrando una calma assolutamente raggelante, come la risposta che diede a Rail, del tutto fuori luogo e volutamente provocatoria, dal momento che non rispondeva a nessuna delle domande poste dal Dio.
"Non preoccuparti, quei due non sono ancora morti. Ma dubito che saranno di qualche utilita', in quelle condizioni. Portali via e sparite immediatamente, solo cosi' potete vivere."
La risata di Rail fu dapprima molto bassa, ma crebbe d'intensita' fino a diventare sguaiata, risata che accompagno' con un ampio gesto delle braccia, che allargo' verso l'esterno.
"Ora ti faccio una domanda, stupida puttana. E la faccio anche a voi due, schifosi vermi. Secondo voi, secondo la vostra assolutamente discutibile opinione... Voi siete davvero in grado... Di dare... A me... Ordini... ?"
La voce di Rail era oscenamente fuori di se'. Ricordava per molti versi Kelerion durante i suoi deliri di onnipotenza. E, in una tanto curiosa quanto pericolosa analogia, nemmeno lui attese la risposta. Dopo aver raccolto le braccia al petto scatto' in avanti verso i tre individui, che non ebbero il tempo di prepararsi adeguatamente a causa della sorpresa. Rail si fermo' ad appena un paio di metri da loro, e spalanco' le braccia verso l'esterno con un gesto violento.
Un numero impressionante di lunghi spunzoni di pietra fuoriusci' direttamente dal torace di Rail, investendo ad una velocita' incredibile tutti e tre i suoi avversari con una tempesta di aculei, che rimasero comunque attaccati al suo corpo. P-Chord ne fu investito in pieno, a causa della sua scarsa agilita'. Riusci' appena a voltarsi sul fianco, a proteggere gli organi interni, prima di finire impalato orribilmente da quel nugolo di rocce cosi' simili a delle stalattiti. Last e Aima riuscirono a togliersi dalla traiettoria con un movimento agile, riportando appena qualche graffio. Ma proprio quando pensavano di essere al sicuro, Rail sollevo' anche le braccia, ed anche da esse si diramarono decine e decine di piccli aculei come fossero aghi di pietra. Entrambi vennero colpiti, trovandosi con dei grossi fori nel torace, vicino alla spalla. E solo allora il Dio della Terra ritrasse tutti gli spunzoni lordi di sangue, l'espressione trionfante sul volto.
"IDIOTI! Con chi credete di avere a che fare... Eh? Io sono Rail, il Dio della Terra. E voi... Senza Kelerion non siete che insetti. Egli ha una potenza che voi non potrete mai raggiungere, ma sfortunatamente si trova agonizzante laggiu'. Cio' significa che l'unico che rappresentava un pericolo per me, non e' in condizione di battermi. Venendo qui avete deciso il giorno della vostra morte, maledetti vermi. Prima vi schiaccero', poi portero' a casa Kendall ed Ekaras. Ecco come andra'."
D'improvviso, i tre mostrarono molta meno spavalderia. Avevano decisamente sottovalutato il Dio della Terra, ed avevano bisogno di pensare a qualcosa di efficace, prima che le sue parole si concretizzassero in tragedia. Anche senza l'aiuto dei due Dei ormai privi di sensi, la minaccia di Rail restava immensa.
<<< Aima. P-Chord. Dovete attaccarlo insieme, mentre io andro' da Kelerion. Se riuscira' a mettere le mani sulla sua spada, sono certo trovera' la forza per combattere ancora. Ce la faremo.>>>
I due annuirono alla voce di Last nella loro testa. Le ferite del Titano della Forza erano molto gravi, ma la sua persona rendeva giustizia a cio' che incarnava, sostenuto da un'energia incredibile che gli impediva di essere messo fuori gioco con cosi' poco. Non aveva aperto bocca, nemmeno un gemito gli era stato strappato da quell'attacco micidiale. E all'unisono, tutti e tre assunsero una posizione di combattimento, pronti ad agire.
Aima, P-Chord e Rail si mossero nello stesso istante. Il Titano e il Dio della Terra si scontrarono frontalmente, sprigionando una terribile onda d'urto ad ogni colpo che si scambiavano. Era una sfida basata sulla sola potenza fisica: laddove P-Chord attaccava con una forza straordinaria, Rail incassava e contrattaccava con un vigore stupefacente. Aima si porto' lentamente alle sue spalle, evitando di essere coinvolta in uno scontro diretto dal quale sarebbe uscita disintegrata in pochi istanti. Muovendo solamente le dita di entrambe le mani in modo ammaliante, comincio' a perpetrare il suo attacco. Dalla mano sinistra si sprigiono' una condensa gelida che si ammasso' nell'aria, concentrandosi a pochi metri sopra i due mostruosi individui in lotta, come un macabro sudario che li rivestisse. Dalla sua mano destra invece si protesero lungo le dita alcuni cristalli di ghiaccio che assunsero in breve una forma appuntita. La stessa cosa fece rapidamente con la mano sinistra, ora libera.
Last raggiunse Kelerion indisturbato, lo volto' gentilmente sulla schiena e controllo' velocemente le sue ferite. Erano piuttosto gravi, e da esse scaturiva la sua essenza elementale, come del vapore che fuoriesce da un tubo incrinato. E tuttavia gli poso' il manico della spada sul palmo, mentre le sue enigmatiche parole raggiungevano la sua mente.
"So che puoi alzarti, Signore del Fulmine. Non lasciare che questa diventi la nostra battaglia. Questa e' la tua battaglia. Lo e' sempre stata, da millenni. Adesso hai nella tua mano lo strumento che ti permettera' di essere il vincitore. Trova le energie e da fondo a tutte le tue risorse, rialzati, e fallo a pezzi come merita. E il tuo nome risuonera' ancora piu' forte tra i celesti. Avanti, Kelerion del Fulmine. Fallo."
...
P-Chord venne raggiunto da una violentissima ginocchiata che gli spezzo' diverse costole e lo fece collassare a terra, denti serrati dal dolore. Gia' Rail si era chinato su di un ginocchio, a voler impalare brutalmente il Titano come aveva gia' cercato di fare con Kelerion, ma nemmeno questa volta ebbe successo. Appena prima che il suo palmo toccasse il suolo, una rosa di cinque frecce di ghiaccio volava rapidamente verso la schiena di lui, lasciandosi dietro un alone di gelo.
Un massiccio muro di terra mista a frammenti di asfalto squarcio' il suolo e si erse a protezione della divinita'. Le glaciali frecce si infransero contro la barriera, riducendosi in minuscoli frammenti che tuttavia non accennavano a sciogliersi. Lo sguardo che Rail rivolse ad Aima, voltando solo il capo senza muovere nemmeno un muscolo, fu atroce. La Dea, tuttavia, non ne sembro' affatto turbata, e prima che Rail potesse alzarsi lascio' partire gli aculei dall'altra mano, con un ampio e sinuoso gesto del braccio.
"La tua mira ha bisogno di una sistemata, Signora dei Ghiacci" Sentenzio' lugubre Rail nell'osservare le frecce disperdersi ben al di sopra di lui, nella nube che Aima aveva creato precedentemente.
"Ti assicuro di no." Rispose lei lapidaria ed inespressiva, prima di sollevare la mano col palmo rivolto verso l'alto e di stringerla a pugno dopo pochi istanti.
Delle grandi nuvole nere si ammassarono in alto nel cielo, scontrandosi ed originando diverse scariche elettriche che le pervasero.
Una tempesta di lance di ghiaccio cadde dalla nube di vapori gelidi, producendo un distinto rumore cristallino, investendo in pieno il Dio della Terra. L'attacco non duro' che un secondo, ma fu ugualmente devastante a giudicare dalle ferite che riporto' Rail, incapace di schivare a causa della sorpresa, in grado solo di proteggersi la testa con le mani.
Piu' veniva ferito, e piu' rapidamente sembrava perdere la ragione, come se il dolore che sembrava sopportare senza limite lo trasformasse in una sorta di macchina inarrestabile dai tratti grotteschi. Ondeggiava, ormai prossimo a perdere le energie, muovendo con fatica quelle colossali spoglie umane, completamente massacrate: non solo gli mancavano brandelli di pelle e carne strappati dal globo elettrico di Kelerion, e non solo aveva il volto e il corpo tumefatti da chiazze nere piuttosto estese a causa dei potenti colpi di P-Chord. Ora aveva anche non meno di una ventina di frecce di ghiaccio piantate nelle carni, dalle quali sporgevano sprigionando un vapore artico innaturale. I lembi dei fori erano parzialmente congelati, e facevano fuoriuscire pigramente rivoli di sangue che imbrattavano del tutto le sue braccia, il suo torace e le sue cosce. Stava traendo profondi ed esagerati respiri rumorosi, le narici dilatate, e ad ogni respiro un rivoletto di sangue andava ad ingrandire quello precedentemente fuoriuscito dal suo corpo.
Grosse gocce di pioggia cominciarono a cadere sul campo di battaglia, infradiciando in breve tutti i presenti che si trovavano in quel luogo.
" ... Maledetti vermi ... Smettetela di provarci ... Io sono ... Invulnerabile."
E cosi' dicendo sollevo' una gamba, abbattendo al suolo il suo massiccio stivale come in un potente calpestio.
Un anello di stalagmiti comparse dal nulla squarciando l'asfalto, disperdendosi verso l'esterno come le increspature di un sasso gettato nell'acqua si allargano fino a scomparire. Aima fece appena in tempo ad indietreggiare velocemente gelando, con un sensuale mormorio, il terreno ai suoi piedi ed impedendo cosi' che le mortali stalagmiti potessero fuoriuscire, mentre P-Chord incespicava nel rialzarsi e veniva ferito nuovamente dalle stalagmiti che perforavano la sua gamba e il suo braccio destri. Anche questa volta, non un singolo gemito fuoriusci' dalle sue labbra.
Last, poco distante ma anche lui minacciato da quell'attacco ad ampio raggio, chiuse gli occhi allargando di scatto le braccia, senza perdere quel sorrisetto indecifrabile che campeggiava costantemente sul suo volto. Il suo corpo divenne evanescente, rilucente di un'inquietante aura viola, e rimase semplicemente fermo li' dov'era mentre le stalagmiti di roccia gli passavano attraverso senza arrecargli danno.
I quattro si ricordarono di Kelerion solo quando sentirono la sua risata sommessa e assolutamente insana sovrastare i rumori del temporale che infuriava. Alzarono la testa, e contemporaneamente lo videro.
Stava cadendo dall'alto, la spada sollevata sopra la testa stretta in entrambe le mani, proprio addosso a Rail. Il tempo sembro' congelarsi per gli istanti successivi.
Il colpo di Kelerion era lento, a causa delle gravi ferite riportate, ma per la stessa ragione erano lenti anche i riflessi di Rail. E proprio mentre un fulmine esplodeva a terra vicino a loro, illuminandoli per una frazione di secondo, l'attacco venne sferrato.
Uno squarcio rosso si apri' diagonalmente lungo tutto il torso del Dio della Terra, che prese a sanguinare in modo impressionante, urlando fuori il suo dolore in modo atroce, e ringhiando come una belva selvaggia mentre fissava con odio Kelerion, ora chinato su di un ginocchio per ammortizzare la caduta. Rail aveva gia' le mani protese verso il Dio del Fulmine, ormai spinto giu' dall'orlo della pazzia a causa del dolore.
"... TI ... MASSACRO ... BAST ... ARDO ..."
"Mettiti in fila, figlio di puttana."
E rialzandosi Kelerion impresse una rotazione al suo corpo, brandendo la spada in un implacabile fendente circolare all'altezza delle gambe. E quando si fu rialzato completamente, termino' la rotazione con un secondo fendente al torace di Rail. Entrambi i colpi andarono a segno.
Il Dio della Terra perse l'equilibrio quando le sue possenti gambe furono squarciate, ed oscillo' brevemente, prima che anche il secondo fendente lo raggiungesse, aprendo le sue carni disegnando una grottesca croce rossa sul suo torace.
Il rumore del Dio della Terra che cadeva crollando distrutto al suolo sembro' riempire le orecchie e i cuori di tutti coloro che poterono udirlo. E rimase cosi', disteso sull'asfalto sulla schiena, occhi roteati all'indietro, il respiro pesante e il sangue pigramente lavato via dalla pioggia, racconto in una rossa pozza che si allargava sotto di lui. Ma non vi rimase per molto.
Kelerion lo incalzo', e rimase a torreggiare su di lui senza dargli tregua. Sollevo' la spada tenendola con una mano sola, e la pianto' nel torace di Rail, sfondandogli le costole e strappandogli le carni. Distese completamente il braccio libero verso il cielo, uno sguardo rivolto verso l'alto che esprimeva esclusivamente onnipotenza e sete di dominio, ed attese appena una manciata di istanti. Un fulmine eruppe dalle nuvole sopra la sua testa, ed impatto' contro il palmo della sua mano, investendo Kelerion di pura energia elettrica. Le sue labbra si distesero in un sorrisetto, mentre abbassava di scatto il braccio, portandosi il pugno accanto al fianco.
La mostruosa energia elettrica che scorreva nel corpo del Dio del Fulmine si riverso' come un fiume in piena all'interno della spada, esplodendo nel corpo di Rail. Quest'ultimo ebbe un solo sussulto, durante il quale tutti i muscoli del suo corpo si contrassero, contorcendosi orrendamente, e la sua bocca si spalanco' in un silenzioso urlo di agonia. Quando l'energia si fu completamente scaricata, Kelerion sfilo' la spada dalle calde carni, e il Dio della Terra comincio' a sanguinare copiosamente non solo dalle ferite nelle sue carni, ma anche dalle narici e dalla bocca. Kelerion si lascio' ricadere a terra, chinandosi dapprima sulle ginocchia e poi crollando di lato, esausto, respirando con fatica e cercando di inspirare quanta piu' aria potesse.
Aima, Last e P-Chord assistettero meravigliati alla scena, e si avvicinarono in fretta, seppur continuando ad essere guardinghi, a Kelerion e Rail, constatando con stupore che quest'ultimo riusciva ancora a muoversi. Aveva infatti sollevato il braccio destro, la mano serrata a pugno, la voce spezzata dal dolore ed esageratamente bassa.
" ... Siete ... Fortunati. Potete vivere ... Ancora un po'."
Aima e Last aprirono la bocca per replicare, ma non fecero in tempo. Il pugno di Rail si abbatte' senza troppa forza sull'asfalto, che venne squassato con un rombo, mentre si apriva in una fessura che inghiottiva, sotto gli occhi attoniti dei tre, il Dio della Terra, per poi richiudersi con la stessa velocita' con la quale si era aperta, senza che di Rail restasse piu' alcuna traccia.
martedì, 19 maggio 2009,17:55
Ripercorsero all'inverso il labirintico interno della piramide, entrambi silenziosi, entrambi con la testa affollata da pensieri di ogni genere. Solo quando furono usciti, lasciandosi alle spalle la grande e imponente Dahshur, Alexander, e tutto cio' che laggiu' era stato detto e che laggiu' sarebbe stato condannato a rimanere, Aima prese la parola. I suoi occhi celesti sfolgoravano alla luce del sole che cominciava a sorgere dietro la piatta linea desertica dell'orizzonte, e il suo torace si alzava e si abbassava ritmicamente, riempendosi dell'aria ancora fresca che permeava il luogo.
"Non pensi sia giunto il momento di spiegarmi cosa ti frulla per la testa?"
"Nemmeno per sogno." Fu la risposta sprezzante di Kel, seguita da una grassa risata che congelo' Aima li' dove si trovava. Lui per contro continuo' a camminare verso l'automobile, e solo dopo qualche metro la dea ricomincio' a seguirlo. Di certo si aspettava un Kelerion piu' collaborativo, a giudicare dai modi che teneva con il signore della luce fino a pochi minuti prima.
"Se perfino Alexander si e' accorto che puoi fidarti di me e tu invece sei ancora convinto di non poterlo fare, sei veramente un bestione ottuso." Sentenzio' lei con una nota di risentimento nelle parole.
"Non devo mica fare tutto quello che mi dice Alexander. Non e' mica mio padre." E rise ancora.
Se gli sguardi potessero uccidere, Kel sarebbe morto in modo atroce in quello stesso istante. Come se si sentisse osservato, volto' lo sguardo in direzione della donna, senza pero' smettere di camminare.
"Senti, non e' che non mi fidi di te. Tutt'altro. Altrimenti non ti avrei mai contattata. Ma dammi retta quando ti dico che non e' ancora il momento. Se tu sapessi tutto ora, succederebbero un sacco di cose spiacevoli. Preferisco aspettare che tu sia nella merda fino al collo, proprio come me."
"Lo sono gia' abbastanza per averti aiutato in un momento in cui chiunque ha l'ordine tassativo di annientarti."
Kel rise sommessamente, una risata di circostanza che lasciava trapelare la sua tensione, cosi' ben dissimulata. "Ringrazia che puoi ancora respirare."
Fatto il giro della piramide, raggiunsero nuovamente l'auto e Kel si mise alla guida, diretto verso il Cairo. Si ostinava a rimanere silenzioso, e tuttavia non era il silenzio dell'ostruzionismo. Era il silenzio di chi sta ragionando sul da farsi. E come se fosse in grado di leggerli nel pensiero, Aima gli rivolse nuovamente la parola, i capelli scompigliati dalla velocita' della vettura che sfrecciava sulla sabbia.
"Che faremo ora?"
"Forse ti sorprendera', ma non ne ho la benche' minima idea. Cio' che potevo fare era visitare Alexander e l'ho fatto, per il resto... Temo mi tocchera' aspettare e vedere che piega prenderanno le cose. Presumo che in ogni caso non dovremo aspettare a lungo per scoprirlo."
Nell'udire quella risposta, fu Aima a diventare riflessiva. Per tutto il resto del viaggio non apri' piu' bocca, arrovellandosi su tutto cio' che le stava capitando e che aveva bisogno di risposte, risposte che non arrivavano e che avrebbe dovuto cercare da sola, concluse. Erano praticamente allo sbando, ma la cosa non la turbo' piu' di tanto. Il vero problema, cio' che la dilaniava, era il non capire esattamente in che terribile guaio si era cacciato Kelerion e perche'. Quasi le venne da ridere al pensiero che era convintissima di poter capire, prima che il misterioso incontro con Alexander demolisse qualsiasi teoria potesse aver costruito nella propria mente.
Anche lui rimase silenzioso durante tutto il resto del tragitto, compresa la camminata fino alla "Stella del Mattino" per le vie del Cairo. Fu solo quando vide la ragazza seduta scompostamente sulle ringhiere che delimitavano il marciapiede antistante l'ingresso dell'albergo che si decise a riprendere la parola.
"Visite inaspettate a quanto pare."
Jenell volto' il capo in direzione di Kel ed Aima quando li scorse, e si tolse un auricolare mentre agitava l'altra mano in ampi cenni di saluto, invitandoli implicitamente a raggiungerli. Quando i due furono a meno di un metro da lei, scese dalla ringhiera con un gesto elegante.
"Non potete nemmeno immaginare quanto vi ho cercati." Disse sorridendo mesta, mentre spegneva il lettore MP3.
"Vi?" Sottolineo' Aima, congelandola con lo sguardo. Era evidente che tra le due non corresse buon sangue, ma la Dea dei Ghiacci non faceva il benche' minimo sforzo per nasconderlo.
"Si insomma" Spiego' Jenell "Non sapevo che ci fossi anche tu. Cercavo solo Kel, ma dal momento che ho trovato anche te ho detto cosi'." Sbuffo', manifestando il suo fastidio nello spiegarsi piu' del necessario.
"Perche' mi cercavi?" Interloqui' Kelerion inclinando il capo di lato e sogghignando, come se in realta' conoscesse benissimo la risposta in arrivo ma volesse sentirla pronunciata.
"Perche' sei scemo" rispose lei con innocenza, scuotendo il capo e facendo oscillare la nera chioma dalle ciocche bionde "ti sei ficcato nei guai e volevo assicurarmi che stessi bene. Volevo fare qualcosa per te... Anche se sembra che sia arrivata un po' tardi." Rivolse un'occhiata presuntuosa ad Aima, sorridendole con candore.
La differenza tra le due donne era cosi' evidente da risultare quasi divertente. Laddove Aima era una donna femminile, adulta, responsabile e affascinante, Jenell era poco piu' che una ragazzina allegra e a tratti ingenua.
"Sei venuta a schierarti dalla parte del tuo potente signore e a mettere la tua vita al suo servizio?" Chiese nuovamente Kel, ridacchiando senza reale divertimento.
"Non proprio" rispose lei "Te l'ho detto, non approvero' mai quello che fai mio potente signore. Ma forse posso tirarti fuori da questa merda senza che in troppi si facciano male."
"Oh ma davvero. E come vorresti fare, sentiamo?"
Jenell alzo' un dito e fece cenno di no a pochi centimetri dal viso di Kel. "Non te lo dico adesso. Sono stanca, son stata qui ad aspettarTI per ore, senza contare il tempo per rintracciarti in citta'."
Kel le rispose sollevando un sopracciglio e incrociando le braccia al petto, osservandola con una sorta di fare derisorio. "Ci hai messo anche troppo poco, considerato che se l'hai fatto tu potrebbe farlo anche un mio nemico."
"Non sono mica l'ultimo dei fessi io." Lei ammicco' a Kelerion e rivolse un breve e fintissimo sorriso ad Aima, la quale non rispose nemmeno. "Andiamo a fare due passi, dopo. Ho alcune cose da dirti proprio a riguardo dei tuoi nemici."
E si volto', facendo il suo ingresso nella grande hall dell'albergo, scomparendo alla vista. Kel volse il capo verso Aima, che aveva in volto un'espressione ancora piu' cinica e glaciale del solito, sguardo fisso sul punto in cui Jenell era scomparsa. Ridacchio', mentre parlava cercando di tranquillizzarla, seppur a suo modo.
"Non te la prendere, o ti scoppiano le vene del collo. Se sei riuscita a sopportare il mio di carattere, non dovresti avere difficolta' a sopportare il suo. E poi e' una ragazza fidata."
"E' insopportabile. Torniamo in camera prima che mi venga voglia di farne una bella statuetta."
Ed andarono insieme nella loro stanza, Kelerion che sghignazzava senza ritegno, contento, per un qualche curioso motivo che sfuggiva a chiunque.
...
Era tardo pomeriggio quando Jenell usci' dalla sua stanza, per trovare proprio fuori da essa Kel da solo, che la attendeva a braccia incrociate. Indossava una canotta nera aderente con un teschio infuocato raffigurato sopra, ed un paio di pantaloni di tessuto nero decorati con un motivo che ricordava delle chiazze di sangue. Lei aveva un corto gonnellino tutto colorato, ed una maglietta rossa a maniche lunghe, con su scritto un aforisma di Lenin. Fece un mezzo giro su se stessa, come a mostrarsi civettuola, e, senza dire nulla, si avvio' assieme ad un sogghignante Kelerion giu' per le scale.
"Meno male che non e' venuta. Sai, sono cose che in fondo non la riguardano, e che non avrei avuto piacere di spiegarle. Senza contare che volevo passare un po' di tempo con te da solo." Disse rivolgendo a Kel un sorrisetto dall'aria complice.
"La vostra competitivita' e' oltremodo noiosa" Rispose Kelerion scuotendo il capo, ed intrecciando le mani dietro la nuca mentre continuava a camminare "Oltre ad essere totalmente fuori luogo in una situazione come quella in cui ci troviamo al momento. Concentriamoci sulle cose serie, e non su questi litigi da bambini."
Usciti dall'albergo, li accolse un clima mite e asciutto, i raggi del sole morente che ancora scaldavano la pelle, al tempo stesso gratificata dallo spirare di un dolce venticello. E mentre gli parlava, Jenell condusse Kelerion lungo una delle vie principali del centro del Cairo, allontanandosene progressivamente e schivando l'onnipresente folla di turisti riversa nelle strade a qualsiasi ora del giorno.
"Hanno intenzione di persistere a cercarmi?"
"Oh si, tutta l'intenzione." Rispose Jenell con un sospiro "Specialmente Blaze. Seppur non in prima persona, aspetta con ansia il momento della resa dei conti. C'e' di buono che nessuno sa dove trovarti, e soprattutto nessuno sa neanche dove cercarti. A parte me ed Aima, non mi risulta che tu avessi altri contatti, pertanto non c'e' nemmeno una traccia da seguire. Quel che ti suggerisco e' comunque di continuare a muoverti per essere ancor meno rintracciabile."
"Non ho la minima intenzione di fuggire da quel branco di figli di puttana. Che vengano loro, Blaze, i Titani. Faranno tutti la stessa miserabile fine."
Lei ridacchio' allegra. "Blaze e' veramente incazzato. Sinceramente non credo che finira' bene, in qualsiasi modo, tutto questo. Si sta mangiando il fegato giorno dopo giorno. Ed a proposito dei Titani... Uno di loro ha annientato Torlan."
"Se e' una domanda, tesoro mio" rispose lui cinico "Non so proprio che risponderti. Non so a che gioco stiano giocando i Titani, e nemmeno mi interessa. Devono solo starmi lontani, o li massacro."
"Non te la prendere Kel" Disse lei di rimando "Ma - ed e' una cosa che potrebbe tornarti utile come tutte quelle che ti ho detto - quasi tutti pensano che tu ti sia alleato coi Titani. Blaze ha riferito che sei stato salvato proprio da uno di loro. Io ti conosco e so che e' impossibile ma gli altri..."
"Quante puttanate tutte in una volta che mi tocca sentire." Disse secco, con un violento cenno del braccio, che manifestava tutta la sua intenzione di troncare la discussione. "Che altro sai dirmi?"
"Che se non ti trovano si rivolgeranno a K'Has Toker." Rispose grave.
Sorprendentemente Kelerion scoppio' a ridere sguaiatamente, una risata isterica e terribilmente prossima alla risata di un folle. "Tipico di quegli smidollati dei Quattro. Non sono nemmeno capaci di gestire da soli una situazione simile, e gia' vanno a piagnucolare da quel testa di cazzo delle ombre."
Senza che Kel quasi se ne rendesse conto, la gente era progressivamente diminuita per le strade fino a scomparire del tutto, in quella in cui si trovavano ora. Era piuttosto larga, lo spazio necessario per due automobili, ma sia l'asfalto che i due marciapiedi, fiancheggiati da abitazioni raramente interrotte per far intersecare altre vie, erano completamente deserti. Non un'anima ne' un'automobile era in vista.
"Che dirti, la penso anch'io come te, ma spero che in qualche modo si eviti di arrivare a tanto. Quel K'Has Toker mi da i brividi."
In fondo a quel viale c'era un enorme spiazzo. Non era molto chiaro a cosa servisse, e se fosse un parcheggio o una discarica abusiva. Ma era ingombro di automobili, ed accanto alle porte delle case che sorgevano lungo la sua circonferenza si trovavano dei mucchi di detriti, senza che tuttavia ci fosse la minima traccia di un cantiere, come invece sarebbe stato lecito aspettarsi. E i due camminarono verso il centro, una sorta di piazza nella piazza, all'interno del quale sorgeva una fontana di discutibile gusto estetico, scolpita nella pietra.
"Quel qualche modo sarebbe solo se cominciassero a smettere di darmi fastidio."
"Oppure se tu morissi prima."
Kelerion smise di camminare, ma Jenell fece ancora un paio di passi in avanti prima di accorgersene e fermarsi a sua volta, senza girarsi indietro.
"Come hai detto scusa?"
"Mi dispiace Kel. Ma non posso piu' restare a guardare mentre fai questo. Ti prego di perdonarmi."
Non si volto'. E proprio mentre Kel stava per replicare, avvenne cio' che lui mai si sarebbe aspettato in quel frangente. Una frattura orizzontale squasso' l'asfalto dietro il Signore del Fulmine, e da esso emersero due stalagmiti che gli trafissero l'addome, colpendolo alla schiena, e squarciandolo con un disgustoso rumore di carne lacerata. Tutto avvene cosi' velocemente che Kelerion non pote' ne' accorgersene ne' reagire. Soffoco' un gemito di dolore, mentre la sua bocca si riempiva di sangue. Sangue che sputo' per terra chinandosi su un ginocchio, quando le stalagmiti si ritrassero con un violento strattone, per lasciare il posto a tre figure torreggianti che emersero dalla spaccatura.
Quello a sinistra era un giovane ragazzo dagli sporchi capelli neri e dagli occhi di aria inquietante, quasi a dare l'idea che pupilla e iride fossero fuse insieme, vestito in maniera semplice, con degli abiti scoloriti e laceri.
Quello a destra aveva capelli ed occhi del medesimo color nocciola, ed un'aria adulta e responsabile che ben si adattava al suo vestire con dei pantaloni di pregiata fattura e una camicia bianca.
Quello in mezzo era un colossale individuo alto piu' di tre metri, dalle spalle larghe e dai muscoli cosi' gonfi e robusti che sembravano sul punto di esplodere da un momento all'altro. Indossava un solo gilet di grezzo cuoio nero non lavorato che gli lasciava scoperte le braccia e parte del possente torace. Sulla schiena il gilet recava una pezza raffigurante un pugno serrato avvolto da spire di energia, sotto il quale campeggiava la scritta in inglese "Never fall to the ground". Completava la figura un paio di jeans laceri e larghi, che nascondevano solo in parte un paio di semplici stivali.
"Guarda guarda" disse "A quanto pare il nostro sovversivo amico ha due buchi in corpo."
Kelerion rimase chino a terra, su di un ginocchio, la bocca sporca di sangue e gli occhi sbarrati. Non dal dolore delle ferite, che sanguinavano pigramente come grossi fori di proiettile. Non perche' sapesse bene, anche senza voltarsi a guardarli, che alle sue spalle c'era Rail, il Dio della Terra.
Perche' si sentiva infinitamente stupido.
Si alzo' in piedi, vacillando, dopo qualche istante che, curiosamente, i suoi aggressori gli concessero. Trasse degli ampi respiri fissando il cielo, mentre la grottesca parodia di un sorriso gli si dipingeva sulle labbra crudeli.
"Guarda guarda, a quanto pare il nostro inutile figlio di puttana ha deciso di finire a brandelli oggi. E non e' il solo."
Sentenzio' lugubre, abbassando infine lo sguardo su Jenell che stava palesemente cercando di evitare di incrociare gli occhi con quelli terrificanti del Signore dei Fulmini. E solo allora si volto' verso i tre che gli avevano teso l'imboscata, posandosi la punta della lingua su un angolo della bocca ancora imbrattato di sangue. Grottescamente comincio' a pronunciare i loro nomi con un'inquietante cadenza, simile a quella di una filastrocca.
"Kendall. Ekaras. Rail. E Jenell. Che triste epilogo per voi. Non solo traditori, ma anche vigliacchi. Cosa c'e' stronzo, avevi paura di me?"
Fu Rail a rispondere con tono rabbioso, ma pienamente sotto controllo. "Sta zitto, verme. Non osare parlare di tradimento. Ti saresti meritato molto di peggio, ma forse avro' pieta' di un pezzente come te. E risparmiami le tue spacconate, sai meglio di chiunque altro che non puoi avere la meglio su di me."
Kelerion non rispose, ma la sua mano corse veloce all'elsa della spada dietro la schiena, solo per accorgersi che non l'aveva portata con se'. Scosse la testa e flesse le ginocchia, mentre i suoi occhi e i palmi delle sue mani si riempivano di immensa energia elettrica.
Frammenti di terreno si sollevarono dalla spaccatura dalla quale i tre Dei erano usciti, e si frantumarono per raccogliersi attorno alla figura con la camicia, Ekaras, e presero a turbinare furiosamente come una contenuta tempesta di sabbia.
Gli occhi dell'altro individuo, Kendall, si dilatarono e il terreno ai suoi piedi assunse rapidamente la consistenza morbida di un pantano, nel quale si ritrovo' immerso fino ai polpacci.
Rail invece estrasse un paio di guanti da una tasca interna del gilet, e se li infilo'. Avevano le nocche rinforzate in acciaio che terminavano in dei corti spunzoni, ed erano senza dita, simili a quelli dei motociclisti. Un solo gesto della mano, ed altra terra si stacco' dalla fenditura per fluire, come un disgustoso ed innaturale serpente fatto di pietra, all'interno di entrambe le sue mani aperte. E con esse si fuse, assumendo una consistenza dura ed indistruttibile, impressione che si aveva alla sola vista dei suoi pugni dall'aria ancora piu' letale.
"Bene Jenell" disse lui con una punta di cinismo, dovuta probabilmente all'incombente battaglia contro l'individuo che, con evidenza, detestava piu' di qualsiasi altro "Ci hai dato un prezioso aiuto. Adesso vattene, non sono certo cosi' spietato da chiederti di combattere contro il tuo caro amico Kel."
Kelerion emise una risata totalmente insana e fuori controllo, gli occhi completamente bianchi e corruschi di pura energia, la testa reclinata all'indietro e le mani aperte scostate di poco dal suo corpo, palmi rivolti verso l'alto e dita piegate come se stesse stringendo un'invisibile sfera. "Vai vai Jenell! Ti hanno usata per benino, adesso non servi piu' a un cazzo!"
Nessuno la stava guardando, ma Jenell teneva il capo chino, ad alcuni metri di distanza. Ma Kelerion non sembro' soddisfatto, ed incalzo'.
"Spero tu sapessi che sarebbe successo questo, altrimenti... Diamine, ti sentiresti di certo una perfetta imbecille. Ma non preoccuparti, in quel caso. Non avrai una vita lunga abbastanza per sentirtici troppo. Dammi solo il tempo di friggere queste tre teste di cazzo, e poi passiamo al tuo trattamento speciale."
"Un po' patetico come ultimo saluto, Signore del Fulmine. Adesso pero' e' finito il tempo dei saluti, ed e' giunto quello di crepare. Spero che almeno quello lo farai con un po' di dignita'." Affermo' infine Rail.
"Piscero' sui vostri cadaveri, stronzo. E adesso venite, coraggio."
Rail scosse la testa con disappunto, e fece un cenno della mano rivolto ad Erakas e Kendall. Senza piu' una parola distese le labbra in un sorrisetto fin troppo sicuro di se', batte' i due pugni l'uno contro l'altro e si lancio' a velocita' impressionante contro Kelerion.