martedì, 30 settembre 2008,17:56
Ho sempre avuto un rapporto turbolento con l'occupazione. Ho passato interi mesi, se non anni, della mia vita miserabile a cercare lavoro e simili.

Oggi invece sono stato costretto a DECLINARE un'offerta a causa dei troppi impegni che ho preso, tra corsi di formazione, volontariato civile e perfino, se va bene, un lavoretto nel fine settimana di collaboratore con un giornale di sport. E mi son pure dovuto subire gli scleri del tipo che mi ha chiamato, e che mi ha detto "Non capisco la gente come lei che ci fa perdere un sacco di tempo e nega le opportunita' ad altri candidati che hanno bisogno". Ma vaffanculo volevo rispondergli, io son stato candidato bisognoso per anni ma nessuno se n'e' mai fottuto niente. Che poi pure avvisarmi due - 2 - giorni prima mi pare un'ottima ragione per lamentarsi, non e' che la gente sta a grattarsi gli zebedei fino all'ultimo momento.

La mia salute fisica e' precaria. Ho preso l'influenza - o qualcosa del genere - e sto male sotto piu' di un aspetto.

Quella mentale non e' solo precaria, e' demolita a colpi di maglio. Avevo tutto cio' che potevo chiedere, ed ora non ho piu' niente. Ho solo una vana speranza di cui nutrirmi, speranza che il tempo di certo non contribuisce ad alimentare. Forse ho sbagliato io. Forse non avrei mai dovuto accettare cosi' alla leggera una decisione presa da altri. O forse non avevo materialmente altra scelta. Non lo so. So che meno ci penso e meglio e', come se riuscissi davvero a non arrovellarmi in continuazione.

L'unica cosa che so e' che questa situazione ha da finire, sia un happy ending, sia un ending di merda.

E che se esiste veramente il Dio di cui tutti parlano, rende giustizia alla sua fama da bastardo.

StW
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martedì, 23 settembre 2008,19:05
Non so che giorno sia, ma fa molto freddo. E' buio, e tante persone stanno facendo ritorno nelle loro case, al caldo, dopo una dura giornata di lavoro. Dev'essere inverno. Le luci dei negozi rifulgono allegre sul marciapiede, esponendo idee regalo ed articoli natalizi. C'e' anche un panciuto Babbo Natale che canta Silent Night. Una volta mi piaceva l'atmosfera natalizia. Mi piaceva il vento gelido sferzante sul mio viso, mi piacevano le luci della citta' nell'oscurita' che veloce avanza in inverno. Mi facevano sorridere tutti i colori degli alberi, ed il modo in cui tutti fossero piu' rilassati.

Ma ora non ho piu' voglia di ascoltare i suoni della citta'. Nei miei auricolari, in questo momento, suonano i Dream Theater. Non ho mai amato particolarmente i Dream Theater, li ho sempre considerati solo un gruppo come tanti altri, e non ho cambiato idea. Eppure c'e' qualcosa nell'aria, stasera, per cui sono certo che non c'e' nulla di piu' adeguato di Scenes From a Memory. Canticchio a bassa voce, tra me e me, le poche parole che ricordo.

"Where did we come from? Why are we here?"

Nessuno fa caso a me. Sono in pochi quelli che vanno a piedi in una sera fredda come questa, e quei pochi, soli, non mi degnano di uno sguardo. Io invece indugio sui loro volti, senza animosita', nonostante io sia stato sempre un attaccabrighe. Li osservo per quel breve di lasso di tempo in cui ci incrociamo, come se fosse veramente importante, come se credessi per chissa' quale ragione di riconoscere in loro un volto noto. So perfettamente che sono persone che non ho mai visto prima, ma mi piace immaginare le loro vite, le loro famiglie, basandomi solo sul loro aspetto. In un certo senso e' una dimostrazione di empatia che mi fa sentire piu' umano.

Continuo a camminare. La strada e' ancora lunga, ma non sono stanco. Piu' mi allontano dal centro cittadino e piu' i miei incontri si fanno sporadici. Ed e' un peccato, perche' la mia mente e' libera da ogni tipo di pensiero, e le mie fugaci osservazioni sono l'unica cosa che riesce a distrarmi dal mio lieve canto e dalla musica che riempie ogni fibra del mio corpo.

"They say, life is too short,
The here and the now
And you're only given one shot"

Sorrido. Mi vanto di aver sempre avuto un animo sensibile e artistico, e rimpiango di non aver avuto il dono per poter essere un buon musicista.

Di tanto in tanto scrivevo, mettendo a nudo la mia vera essenza e la mia passione, ma ho sempre sostenuto che la potenza espressiva di una serie di note vale piu' di pagine e pagine di prosa. Non c'e' nemmeno bisogno di immaginazione, poiche' e' la musica stessa a raccontare delle storie meravigliose.

Non c'e' piu' nessuno. La gente e' sparita dalla strada, e persino i lampioni che proiettano la loro luce sul marciapiede si fanno piu' radi, quasi come se la periferia non valesse la pena di illuminarla. Ed avanzo, aspettando che le auto si fermino per farmi attraversare la strada. Ma non si fermano, mi ignorano bellamente. Non ci rimango male, tuttavia. No, continuo a canticchiare ed attendo che siano passate tutte, per poi attraversare e continuare a camminare fino alla fine della citta'.

Eccola, deserta, un intrico di strade e di autostrade che portano in tutte le direzioni possibili. A malapena un paio di auto sono li, ora, sotto quel cartello immenso che, se guardato dal verso giusto, recita il nome della citta', con trionfo e una punta di sgradevole orgoglio. Forse hanno tardato, ed ora si affrettano per tornare alle loro case come hanno fatto tutti prima di loro.

"I used to be frightened of dying
I used to think death was the end
But that was before
Im not scared anymore
I know that my soul will transcend"

Percorro la strada verso est. E' deserta, ma mi tengo scrupolosamente sulla destra, sulla linea, piu' per abitudine che per reale preoccupazione. Ed avanzo, fino a che non riconosco bene il luogo. Attorno a me il vento comincia a fischiare piu' forte, facendo dondolare il grano nel campo che sorge a sinistra della strada, ma non e' di la che devo andare. E' a destra.

Passo in mezzo ai campi, ma sono deserti anch'essi. Il gelo invernale e' spietato, e quella che ho sotto gli stivali e solo terra quasi congelata, coperta da uno strato di brina e di umidita'. Non che abbia molta importanza, dopotutto. Gia' si intravedono in lontananza le fronde di un piccolo boschetto di aceri. Curioso che le loro foglie rosse non si rassegnino a morire ma che, al contrario, svettino caparbiamente in cima ad essi, agitate dall'implacabile vento che spazza la campagna. Curioso, ma non impossibile. In fondo esistono un sacco di cose strane, non c'e' da sorprendersi per cosi' poco.

Entrato, e' come essere in un altro mondo. Il soffio del vento giunge attutito sul mio viso, e la luce lunare filtra a tratti attraverso le fronde, prendendo una suggestiva sfumatura rossa che rende il luogo magico e bello da mozzare il fiato. Mi ci addentro, sicuro di dove sto andando, finche' non posso dirmi finalmente arrivato.

"I may never prove
What I know to be true
But I know that I still have to try"

Nel boschetto si apre una radura. Ed al suo interno risplendono, stupendi, dal colore verde acceso, dei quadrifogli. Tantissimi quadrifogli che sembrano essere li da tempo immemore, senza che mai il piede umano gli abbia recato disturbo. Immobili nonostante il vento, colorati nonostante il buio. Vivi, eterni. Cammino come un intruso fino al centro della radura, ed i quadrifogli nemmeno si piegano al mio passaggio. Mi siedo incrociando le gambe al centro di essa, e prendo un profondo respiro, chiudendo gli occhi come ad entrare in una perfetta comunione spirituale con la natura che mi circonda. E proprio allora la mia mente si affolla di tutti i pensieri di cui si e' privata fino a quel momento.

Una grande lama affilata.
Un cuore.
E tanto rosso.

"Move on, be brave
Dont weep at my grave
Because I am no longer here
But please never let
Your memory of me disappear"

Accarezzo con la mano la nuda terra sulla quale sono seduto. Ripercorro mentalmente ogni tappa, ogni secondo, ogni respiro che ho esalato prima di morire in questo luogo. Non sono pentito, non mi era rimasto piu' nulla. Eppure sembra cosi' triste, ora.

Riapro gli occhi, sdraiandomi e rannicchiandomi laddove, tempo prima, il mio corpo esanime e' ritornato a fare parte del ciclo naturale di vita, morte e rinascita. E chiudendo di nuovo gli occhi, attendo che l'alba faccia svanire anche me, anima errante dispersa in un mondo che non gli appartiene piu'.

"If I die tomorrow
Id be allright
Because I believe
That after were gone
The spirit carries on."
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giovedì, 18 settembre 2008,12:19
"Better to have loved and lost, Than never to have loved at all."

Alfred Tennyson
by Razka | commenti | commenti (popup)
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mercoledì, 17 settembre 2008,20:17
Io non ho certo la presunzione di dire che il modo in cui mi comporto e' quello migliore in senso assoluto. Al contrario, perlopiu' sono scostante, simpatico come un cactus nelle mutande, ed anch'io ho le mie giornate in cui mi piacerebbe tantissimo uccidere.

La differenza sostanziale sta nel fatto che io, in queste giornate, mi guardo bene dall'avere contatti umani. Evito chiunque, stacco msn e telefono, e mi metto a scrivere liberando la mente.

Il problema e' che, invece, per una strana legge del contrappasso, altre persone si comportano all'inverso, facendoti subire il loro malumore e le loro frustrazioni, sobissandoti, umiliandoti, senza nessuna ragione al di fuori della loro egoistica pretesa di sentirsi meglio. E questo, casomai non ne aveste anche solo una vaga idea, e' quanto di piu' irritante possa concepire.

Il tutto naturalmente viene farcito di allusioni, l'arma tipica di chi non ha i coglioni di dire le cose come stanno, di dire quello che pensano. Perche' lo sanno che non c'e' niente, quello che cercano e' solo un pretesto.

La mia teoria per questo e' un'interessante variazione di quella sull'invidia. Quelli che invidiano qualcuno - nel nostro caso i mestruati che invidiano le persone tranquille - fanno di tutto per rovinare la vita all'oggetto della loro invidia. Paradossalmente invece non cercano di assomigliargli, per non avere piu' nulla da invidiare. No, cosi' sarebbe troppo semplice. Perche' privarsi della soddisfazione di rovinare la giornata a qualcuno, ed avere il piacere di dire "mal comune mezzo gaudio"?
La cosa allucinante e' che sembra non ci sia limite alla bassezza. In situazioni del genere, pur di raggiungere la distruzione ultima dell'oggetto della loro invidia, l'essere umano da fondo a tutto il suo viscidume, cercando di farti sentire un essere squallido e indegno della minima considerazione o comprensione, con il patetico tentativo di uscirne conseguentemente pulito.

Beh di solito funziona. Provateci. Ma solo se siete sicuri che quello che massacrate non sia un cultore del comportamento degli esseri umani. Altrimenti capira' il vostro gioco e ridera' di voi. Ahahah.

StW
Fra
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venerdì, 12 settembre 2008,12:04
Zan Zan Zaaaannn...

*Intro dell'altra volta*

*Bruce Campbell*

*Ancora intro-che-va-a-sfumare*

Secondo episodio degli esperimenti probabilmente fallimentari. Questa volta si parlera' della Spada di Shannara di Terry Brooks, libro famosissimo ma non per questo migliore di molti altri. E cerchero' di essere un po' piu' costruttivo, rispetto alla precedente sistematica demolizione della Troisi. Promesso. Diro' solo la genuina verita'.

Ecco la verita':

La Spada di Shannara e' il libro piu' noioso che abbia mai letto. Sul serio, non credo di essere mai stato cosi' ansioso, leggendo fantasy, di riuscire a finirlo, e non per curiosita' ma perche' almeno il supplizio sarebbe finito. Il motivo lo capirete piu' avanti. Per ora passiamo ad analizzare bene trama personaggi stile  e tutto il resto.

La trama si apre con la monotonia di Shea, un ragazzino che fa il cameriere in una taverna dimenticata da dio, che una notte riceve la visita di un druido potenterrimo. Riassumo il dialogo per vostra comodita':
"Ciao Shea, io sono Allanon, c'e' il cattivo che vuole conquistare il mondo, ma per fortuna tu sei l'ultimo erede di Jerle Shannara. Dobbiamo trovare la spada che solo tu puoi usare e dobbiamo sconfiggere il cattivo."



Ecco, Dawson gia' piange. Cominciamo bene.

Mi pare superfluo fare presente che, come trama, e' qualcosa che di piu' usato e abusato non c'e'. La solita menata del "Chosen One" con tutto il resto che ruota attorno ad un oggetto dai poteri straordinari. Avete presente, come un certo anello per domarli tutti, ghermirli e incatenarli eccetera? Non preoccuparti Tolkien, sarai vendicato.

In ogni caso la trama si evolve in una maniera inaspettatamente fuori dalle righe, per certi versi. Certo tutto si basa su Shea e sui suoi compagni, che descrivero' accuratamente tra poco, che viaggiano, e viaggiano, e viaggiano. Lo so Tolkien, lo so, l'avevi gia' scritta tu una trilogia dove i tuoi personaggi camminano per 1500 pagine.

Si procede quindi in un modo abbastanza coinvolgente, se si sorvola sulla pesantezza di Brooks nelle descrizioni degli ambienti. E' un'atmosfera quasi sempre cupa, il che puo' anche starmi bene, ma non occorrono intere pagine per spiegare in che modo gli ultimi raggi del sole prima del tramonto colpiscono di sbieco gli alberi che proiettano le ombre ad un angolazione misurata in gradi e pure in radianti. Forse si aspettava che la gente si mettesse a calcolare il seno e il coseno degli angoli formati, ma si sbagliava. Quello che doveva aspettarsi e che alla gente non gliene frega una bella sega di quante foglie al secondo cadono dagli alberi, e che magari i suoi lettori avrebbero preferito leggere che cosa succede. Il che mi fa collegare automaticamente ad una breve considerazione stilistica su Brooks. Ci vogliono PIU' DIALOGHI. Esatto, non ci sono abbastanza dialoghi, ed e' una cosa parecchio frustrante perche' senza dialoghi si ha l'impressione di una pesantezza e di una lentezza ancora piu' accentuata di quanto gia' non fosse.

Ed in secondo luogo, probabilmente il signor Brooks ha pensato che tutti i suoi lettori fossero degli idioti. Almeno una volta ogni dieci pagine, o comunque con cadenza assolutamente regolare, ricorre una frase simile:

"Shea proseguiva immerso nei suoi pensieri, ripercorrendo mentalmente tutto il suo viaggio bla bla bla."



Il tutto farcito di domande poste a se stesso e stupidi riassuntini come se chi e' arrivato a leggere fin la avesse bisogno di ulteriori spiegazioni coi sottotitoli riguardo a quel che sta succedendo. Ma anche nel caso in cui fossi io a pensar male, e che Brooks avesse effettivamente cercato di dare l'idea che il fottuto ragazzino fosse realmente ossessionato dalle paranoie, beh... ABBIAMO CAPITO, non c'e' bisogno di riscriverle tali e quali in ogni occasione. Cristo.

Moving on...

La trama, dicevo, prosegue abbastanza chiaramente, intervallata dai classici incontri random in piena tradizione D&D, dove il gruppo combatte fa px e si ferisce, senza che ci sia un'apparente ragione per questi scontri. Nota di merito: i personaggi sono finalmente, dopo tanto tempo che leggo fantasy, esseri umani. Vengono seguite le regole generali di buon senso, le stesse che dicono che gli stupidi ragazzini prescelti sono delle mezze seghe che non sanno combattere come e' giusto che sia, e persino i guerrieri piu' esperti si trovano in difficolta' contro nutriti gruppi di nemici. Soprattutto, si feriscono con facilita' e non perdono ettolitri di sangue come succede di norma. Quindi abbastanza realismo in questo.



Alla fine il gruppo arriva alla fortezza di Paranor dove dovrebbe essere custodita la famosa Spada di Shannara, ma non ce la trovano e quindi, con le pive nel sacco, decidono di tornare indietro ad organizzare le difese contro il cattivo. Solo Shea, che si e' staccato dal gruppo per una fatalita', continua a cercare la maledetta spada da solo o quasi. Altra nota di merito: Paranor e' tutto sommato un bell'ambientino. Visto che Allanon rompe i maroni con Paranor fin dall'inizio del libro, uno si aspetta grandi cose quando finalmente puo' leggerla, ed in effetti non si rimane delusi. Buone descrizioni suggestive, e giusta proporzione di azione per quel che succede.

Peccato che andando avanti si scopra qualcosa di angosciante. Balinor ritorna in patria - perche' lui e' uno di sangue reale, non importa se la sua vita consista nell'accompagnare un ragazzino a cercare una stramaledetta spada - e scopre che suo fratello ha fatto un colpo di stato, ha sciolto l'equivalente dell'esercito reale, il re sta morendo, ed un piccolo consigliere bastardo sta manipolando il fratello che si rivela essere pazzo!



Nessun commento. Proprio nessuno. Meglio proseguire che sta recensione sta assumendo dimensioni scandalose. Andiamo direttamente al finale, tanto avete capito che non succede nulla di interessante nel frattempo.

Il finale. Letto giusto ieri sera prima di addormentarmi, mi ha annientato nel vero senso della parola. Shea riesce a trovare la spada nella tana del cattivone. Spunta fuori il cattivone, e Shea scopre il vero potere della spada. Chiunque la tocchi e' costretto ad affrontare la propria consapevolezza interiore e ad accettare le verita' che tutti tengono nascoste o che non vogliono affrontare. Mm, si...? Spunta fuori il cattivone, Shea lo colpisce ed il cattivone e' costretto ad ammettere che lui era gia' morto secoli e secoli prima, accettando quindi forzatamente la cosa e svanendo per ritornare tra i morti.



Sigh. Anche ammesso che questa della spada fosse un'idea originale... UN COLPO SOLO? Che razza di battaglia finale e'? Leggere certe cose ti fa scoprire cosa sia veramente BUTTARE il tempo. Comunque sia... Sigh... Il cattivo si dissolve, assieme a lui tutto l'esercito del male che stava assediando la citta' dove erano rimasti gli amici di Shea - ve li ricordate vero? - e... sopresa... sorpresa... Uno dei compagni di Shea dice: "Grandissimo! Ce l'hai fatta! Ora dobbiamo fuggire, sta per esplodere tutto!"

...

PREGO???



STA PER ESPLODERE TUTTO? Ma e' una presa per il culo? Non solo e' qualcosa che di piu' cliche' non esiste, ma e' anche qualcosa di fisicamente inspiegabile persino per un fantasy. Non so come sia finita. Quando ho visto che sta per esplodere tutto mi sono categoricamente rifiutato di leggere oltre. Sta per esplodere tutto... Non riesco a capacitarmi. Mbah. Passiamo al dettaglio i personaggi vah... Che son forse l'unica cosa che dara' un po' di punti a sto povero romanzo.

Shea: La parodia dell'utilita'. Non serve a niente fino alla fine del libro, ed e' nulla piu' che un ragazzino che si fa delle grandi seghe mentali. Il prossimo.
Flick: Fratello di Shea, e tutto sommato un buon personaggio. Pur essendo utile ai livelli del fratello, matura durante il libro e si puo' proprio vedere la sua crescita della personalita', apprezzandolo progressivamente di piu'.
Menion: Amico dei due di sopra e principe di Leah. Personaggio senza passato e dalla personalita' che vorrebbe essere carica d'ira ma che risulta essere solo patetica e fastidiosa. Menion Leah e' il proverbiale rompicoglioni.
Allanon: Come tutti i personaggi idolatrati dalle masse, mi sta pesantemente sul cazzo. E' quel genere di personaggio che arriva, dice due stronzate e se ne va perche' ha delle cose urgentissime da fare. Non lo chiamerei neanche un personaggio, dal momento che non si intravede durante tutto il libro NULLA della sua vera personalita'. Assomiglia piu' ad uno di quei png di neverwinter nights che ti danno le quest e ti dicono cosa fare. Il che spiega tutto, per chi ha giocato a nwn. Per chi no, pazienza.
Balinor: Bel personaggio, tuttavia troppo sterile. Pare che sia li solo per tirar mazzate.
Durin e Dayel: Non pervenuto.
Hendel: Un personaggio carino, tutto sommato. Un nano simpatico come un cactus piantato nel retto, ma disposto a morire per il suo amico Menion. Si hai letto bene, Hendel MUORE. Ooopsssss.
Brona: Il cattivo. Impossibile dire qualcosa, dal momento che sto Brona non si vede mai e che quando si vede si piglia una spada di shannara nei denti. Vai cosi' supercattivo!
Panamon Creel: OH, FINALMENTE il personaggio che stavo cercando! Panamon Creel e' un fuorilegge con un senso dell'umorismo tutto suo, dal temperamento violento ed impulsivo e dal suo personalissimo codice d'onore che rispetta scrupolosamente. Avete presente Leon, niente donne niente bambini? Ecco, siamo li. Ottimo personaggio quindi, originale, bella personalita' e tutto quanto.

Siamo alla frutta. Grazie per essere stati con noi, ed alla prossima recensione.

Originalita': 2/5
Personaggi: 6/10
Stile: 1/5
Trama: 4/10

TOTALE: 13/30
by Razka | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:recensioni
lunedì, 08 settembre 2008,21:54
Il font del post precedente del quale andavo tanto orgoglioso pare avere diversi problemi, tra cui "Gli altri non lo vedono" e "Rende impossibile essere riproposto". Peccato, era figo.

Per non sprecare del tutto un intero post daro' il via in questo istante ad una nuova rubrica, quella delle domande esistenziali e delle risposte altrettanto esistenziali.

D: Caro Fra sono un tuo affezionato lettore. Come ben sai i matrimoni al giorno d'oggi, cosi' come la maggior parte dei rapporti di coppia, sono devastati dall'accorgersi che le persone non sono mai come le si conosce! Sai dirmi se c'e' un modo per evitare brutte sorprese in futuro, dovute da cambi repentini della personalita'?

R: No.

D: Caro Fra, perche' nessuno mi ascolta? Perche'??

R: Avanti il prossimo. Sto scherzando, e' una battuta troppo vecchia. No, semplicemente nessuno ti ascolta perche' sei fastidioso. Succede un po' a tutti tranquillo.

Ed ancora!


D: Fra! Ma che le prende alla mia ragazza?!? E' isterica! Se non la considero si offende, se la considero dice che la asfissio! Come devo fare?

R: Elio e le storie tese - Cara ti amo. Non ti preoccupare, non e' colpa di nessuno. Geni femminili.


Siete caldamente invitati a pormi le vostre domande di genere esistenziale le quali troveranno una risposta sempre esauriente. Si, esatto, proprio come la prima.


StW
Fra
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domenica, 07 settembre 2008,13:12
O almeno presunta tale. Se mi avete sopportato fino a qui siete veramente hardcore. Mi scuso con tutti quelli con cui ho avuto crisi isteriche, ma dovrebbe essere qualcosa che non si ripetera', almeno in tempi brevi mi auguro.

Per quanto riguarda eventuali lettori affezionati: si, lo so, non sto scrivendo niente di nuovo (niente di pubblicabile diciamo) ne' sul fronte narrativo ne' su quello delle recensioni. Leggere la spada di Shannara si sta rivelando un supplizio nel vero senso della parola, supplizio che finira' non prima di un centinaio di pagine.  Mi chiedo se potra' mai diventare piu' noioso di quanto gia' non sia. Comunque dal momento che le mie letture da fare si accumulano in modo osceno, sara' bene finire alla svelta. Abbiate fiducia.

Per i fedelissimi della narrativa, da qui a qualche giorno vi propino un pappone fantascientifico postdevastazione che ho provato a scrivere in via sperimentale. Chissa', ad alcuni era gia' piaciuto.

E per tutti gli altri: So che non hai letto Razka. Vai a leggerlo o per te non ci sara' nessuna nuova.

StW
Fra
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mercoledì, 03 settembre 2008,01:43
Le aspettative sono la piu' grossa rottura di coglioni dell'umanita'.  Specie quando si crede che non verranno disilluse. Ma vengono puntualmente disilluse.

Parlare senza pensare e' una delle piu' grosse rotture di coglioni dell'umanita'. Se tu impersonale dici delle cose, agisci di conseguenza, altrimenti chiudi la tua fottuta bocca del cazzo.

Lamentarsi e' la piu' grossa rottura di coglioni dell'umanita'. Non c'e' niente di peggio che non frignare, piangersi addosso senza la volonta' di fare qualcosa per noi.

Ma guardatevi, tutti. Siete schiavi di una monotonia che mi fa rabbrividire, agite e pensate come dei vecchi bavosi anche se avete la mia eta'. Sapete solo aprir bocca per sputare le vostre sentenze da uomini saggi, e pagate il prezzo di vivere vite infelici. Vi rifugiate nei vostri squallidi palliativi, convincendovi che sia tutta roba divertente, che sia quella la vostra felicita', e ne venite risucchiati fino a dimenticarvi delle cose veramente importanti, le stesse cose che rischiate di vedervi svanire tra le mani mentre ne siete inconsapevoli.

Beati voi che avete la saggezza dalla vostra parte.

Fra

P.s. No, non avrete spiegazioni. Non chiedetene, o mangerete semolino fino alla fine della vostra vita miserabile.
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martedì, 02 settembre 2008,02:35
Da qualche giorno a questa parte sono incazzato nero. Si, anche con te che leggi e che sei convinto di non aver fatto niente.

Quindi sei pregato di andartene senza rancore a fare in culo e a non sobissarmi con la tua psicologia scadente da quattro soldi.

Sei altresi' pregato di non farmi le scenate da checca isterica perche' ti tratto male e ti dico le parolacce. Per quel che mi riguarda puoi pure andare a piangere tra le braccia pelose di un furry e ripresentarti quando avro' recuperato il mio sangue freddo.

Fino ad allora volano i vaffanculo. Per tutti. Sentitevi liberi di ignorarmi. Se non lo fate, subite e in silenzio.

No, non potete sapere perche'. Chiedere perche' e' annoverabile come "Rottura di coglioni", quindi fatevi un chilo e mezzo di cazzi vostri.



Ho deciso proprio adesso che tutto sommato vale la pena fare uno sclero. Sarebbe una cosa interessantissima, parlerebbe della mente umana, dell'ampio spettro di sentimenti che essa puo' generare, parlerebbe di un sacco di cose.

Parlerebbe di comportamenti inspiegabili, parlerebbe di paure irrazionali, parlerebbe di tutto questo. Gli esseri umani sono una creazione meravigliosa, non esiste altro essere vivente piu' stupido dell'uomo.

Parlerebbe di cose non dette e non fatte, di messaggi non verbali, di errori comunicativi. Quando studiavo psicologia ho subito trovato la comunicazione un argomento affascinante. Nonostante i tanti mezzi, non riusciamo mai a trasmettere un solo messaggio, poiche' esso e' soggetto alla differente interpretazione di ogni ricevente. Una sorta di "Uno, nessuno e centomila", solo che molto meglio perche' c'ho pensato io. Anche questo e' il dramma dell'arte. Incomprensione, per l'appunto.

Sono tante le domande che ci poniamo ogni giorno. Sono perlopiu' domande stupide, ma che delineano la nostra personalita', ne sono parte integrante e questo dovrebbe dare alcuni ulteriori indizi sulla comunicazione. Se poi esse siano volutamente o fortuitamente ignorate, nessuno puo' dirlo. Commenterei con un "E' questo il bello" se non fossi fermamente convinto che e' una vera merda.

Poco, eppure tanto. Ossimorico, ma non per questo meno vero.

Dico sempre che mi piace vivere tutte le mie emozioni all'estremo. Non amo la mediocrita' ed ho bisogno del massimo in questo senso, non mi piace impormi dei limiti su cose cosi' preziose come le emozioni.

Ma lasciate che vi garantisca una cosa. Certe volte, di alcune ne farei volentieri a meno.

No, non avrete alcuna spiegazione a tutto questo sproloquio. State zitti e basta.

Fra
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