lunedì, 27 ottobre 2008,18:59
Viviamo nella generazione dei telefoni cellulari, lo strumento assoluto del demoggno dal solo scopo di renderci dei coglioni ancora piu' grandi di quanto gia' siamo.
Viviamo assuefatti da questi telefoni cellulari, soffriamo di una dipendenza da telefono cellulare che sfiora il ridicolo.
Certo, sono delle belle invenzioni. Puo' capitare che ti si fermi la macchina in mezzo all'autostrada e che tu ti dica "OH merda, ora cosa faccio?", e che conseguentemente chiami qualcuno per ricevere aiuto. Puo' capitare che si scenda col treno in una citta' sconosciuta e che si debba incontrare qualcuno che non si e' mai visto, e che al telefono si dica "Sono l'idiota che sta saltellando su un piede solo al binario dieci". Possono capitare un sacco di cose.
Ma come e' noto, gli strumenti dell'uomo non sono mai buoni o cattivi, tutto dipende dall'uso che se ne fa.
E lasciate che vi confessi... L'uso che si fa oggigiorno dei telefoni cellulari li rende lo strumento del demoggno.
Vi racconto una storia. La storia di un ragazzo che al mattino prende il tram per andare a fare le sue cose. Puo' capitare che questo ragazzo si trovi con il lettore mp3 scarico, e che quindi sia costretto ad ascoltare i rumori circostanti. Puo' sopportare di tutto. Puo' sopportare i neri che si parlano tra di loro urlando a pieni polmoni, puo' sopportare i rumori massacranti del traffico, puo' sopportare anche la fastidiosa voce preregistrata che ti informa qual e' la tua prossima fermata.
Quello che proprio non sopporta e' sentire gente che parla al suo cazzo di telefono prodigandosi in frasi del tipo:
"Ciao sbiribaus sono Skliminderiweri. Senti volevo sapere, quando tua nipote perdeva fluidi dall'orecchio... Si, perche' anche mia figlia... Si... Ecco, ma era di consistenza cremosa? Ah... Giallastro, si."
O tipo:
"Ciao volevo dirti che tra un minuto arrivo"
Minchia che notizia utile! Ora che lo so posso trascorrere questo minuto senza attacchi di panico!
Insomma, avete capito come funziona. Ora io domando, DOMANDO, ma che cazzo c'ha sta gente di cosi' importante da dirsi? Ma non puo' chiudere la sua cazzo di bocca ogni tanto? O ci sono sempre comunicazioni indispensabili da fare a genitori figli cugini suoceri compagni di stanza?
Ve lo dico io. No.
E se per caso vi sentite rientranti nella categoria sopra citata, andate a morire impalati su un ripetitore.
StW
Fra
giovedì, 16 ottobre 2008,21:11
Non ridete. La Bibbia e' una fonte inesauribile di citazioni da fare al momento giusto, per essere colti e atroci allo stesso tempo. Vi riporto qui le mie preferite, alcune in inglese perche' la versione italiana e' veramente pessima.
Luca, 19:27. Quanto poi a quei miei nemici che non volevano che io regnassi su loro, portateli qua e scannateli in mia presenza.
Giovanni, 3:19. E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
Salmi, 139:22. I hate them with perfect Hatred. I count them mine enemies.
Matteo, 13:49. So shall it be at the end of the world: the angels shall come forth, and sever the wicked from among the just.
Indovinate la mia preferita. Ed ora indovinate per cosa sta "StW" che metto un po' dappertutto. Non si vince niente ma e' abbastanza figo.
StW
Fra
mercoledì, 15 ottobre 2008,18:44
Una poesia per te scritta da una persona a cui vuoi molto bene.
Grazie Barbara sei adorabile.
La calma d'una sera t'assopisce,
in veli sottili e caldi .
Osservi il resto con delizia
e sorridi, perchè ti sai privilegiato .
Ma d'un tratto provi freddo,
un soffocante e paralizzante freddo
che ti penetra nella pelle
marchiandola a fuoco,
per giungere infine,
sino alle tue ossa...
unica parte di te ancora intatta .
Ti muovi, frastornato,
lentamente t'accorgi della tua disfatta,
di quel breve paradiso
improvvisamente venuto meno .
Vagabondo collerico
ti rintani dietro ad un'immagine
ch'è sol specchio del mondo felice
di cui una volta godevi .
Tuttavia nel camminar,
giungi ai piedi d'una via,
par oscura e priva d'alcuna uscita,
erronea, inquietante...
Eppur ostinato t'avvii, poichè
ormai non perderesti nulla .
Sorpresa cauta la tua,
nell'intraveder festeggiamenti
al di là di quel buio sudicio.
Ma forse, più che festa,
parrebbe spensierata amicizia,
ed è speranza misera che germoglia
nella siepe smorta
che giace al tuo interno .
Incerto avanzi,
ingordo di partecipare
a quell'armonia frastornante...
poesia splendida che s'adorna
di semplice verità .
Affetto disinteressato
nel quale t'imbevi ignaro
ed inseguito ti riscopri
in qualche modo...
rinato .
domenica, 12 ottobre 2008,17:21
D: Fra, senti... Io vorrei anche porti delle domande cui solo tu probabilmente sapresti rispondere, ma ho seriamente paura della tua aggressivita' e nei modi lapidari in cui rispondi a tutti...
R: Sei fortunato che non ti incontri per strada testa di cazzo, altrimenti ti rompo quella testa da piccolo cagasotto che ti ritrovi.
Comunque non e' vero niente.
D: Fra, perche' la mente funziona come funziona?
R: Perche' si'.
D: Caro fra, ho un'amica che mi ha fatto una confessione tristissima: vuole tentare il suicidio!!dice che è brutta, che nessuno la guarda e che non vuole andare a scuola perchè ha paura che gli altri ridano di lei. Cosa posso fare per aiutarla?!?!
R: Dille che suicidarsi e' un modo disonorevole per morire. Quello che puoi fare e' consigliarle l'ascolto di Panzer Division Marduk per 48 ore consecutive, e successivamente andare a scuola e SQUARTARE COME CAPRETTI tutti i piccoli bastardi ridanciani. E se la sua morte sopraggiungera' in battaglia, sara' trasportata nel Valhalla da due Valchirie con le enormi tette.
domenica, 05 ottobre 2008,22:55
Le ferite mi fanno male, ma prima o poi il sangue si fermera' da solo. Di certo ho la fortuna di non essere prossimo alla morte. Ed e' una fortuna che un paio di persone non possono dire di avere. Ma sono scusati, non ne hanno certo idea.
Sono fuggito da quella grande citta' senza nome gia' da qualche ora, hanno rinunciato a inseguirmi. Hanno creduto che le mie ferite sarebbero state mortali, e hanno semplicemente atteso di vedere il mio cadavere finire nel loro fossato, trasportato dal fiume. Tuttavia temo che l'unico cadavere sara' quello della graziosa ragazzina di quella citta'. Il mio non possono averlo, non ancora.
Sorrido, mentre continuo a cavalcare senza nemmeno fermarmi per mangiare e dormire, come un golem animato da energie oscure avanzo implacabile verso il villaggio piu' vicino. Secondo la mappa sono solo due giorni di cavallo. Schifosamente distante, mi dico. Se fosse stato piu' vicino non mi sarei annoiato cosi' tanto, e non sarei stato bruciato dall'impazienza. Non ho tempo per mangiare e dormire. Ho delle cose da fare. Cose urgentissime. E a dirla tutta, non sono nemmeno stanco.
Non so cosa sia successo al mio corpo. Ogni fibra di esso, da qualche mese ad oggi, e' scosso da violenti fremiti che lo tengono vivo ed energico. Posso privarmi del sonno per intere settimane, non ho bisogno di mangiare, ed anche il dolore arriva attenuato alle mie membra. Mi sento senza spazio e senza tempo, ovunque ed in ogni momento. Mi sento eterno, immortale, divino. Questo e' il mezzo con cui finalmente potro' liberare la mia mente da tutti i pensieri che la gravano. Non ci sara' piu' spazio per niente, quando avro' finito di prendermi cura dei miei affari lasciati in sospeso. Quando avro' pulito il mondo, si. Ho tutto il tempo che voglio.
In quella citta' mi sono preso l'onore e l'onere di liberare queste terre da una presenza sporca e impura. Era una ragazza dai capelli corti, giovane, a malapena una donna, vestita in modo molto modesto. Ma tutto il suo corpo ben proporzionato era un'offesa ai miei occhi, che possono vedere la corruzione che si annida in ogni essere vivente. Come faccia a saperlo e' molto semplice, dal momento che sono stato investito da una benedizione divina che mi ha reso un superiore essere al servizio dell'ideale piu' condiviso in un mondo marcio come questo.
E il suo viso. Quel suo viso cosi' dolce, cosi' bello, cosi' simile a quello di tutti gli altri. Quelle labbra che si muovevano pronunciando parole cariche di falsita', quel suo sorriso cosi' ambiguo, cosi' intrigante, cosi' viscido e miserabile. Era la mia vittima perfetta.
L'ho intercettata mentre, sola nei campi, si apprestava a tornare a casa. Si e' spaventata, ha urlato. Le ho distrutto la mascella assestandole un pugno in pieno volto, con il guanto d'arme. Non ha piu' urlato. Le ho spezzato tutti e quattro gli arti, riempiendola di schiaffi ogni volta che sveniva. L'ho calciata nell'addome fino a farle rigettare fiotti di vomito misti al suo sangue. L'ho sollevata per il collo con entrambe le mani e l'ho alzata da terra, tenendola sospesa e guardandole bene il volto segnato dalla sofferenza e dall'agonia. Certo, e' cosi' che dev'essere, pensavo. E' cio' che ti meriti per essere quello che sei, pensavo, mentre le mie mani si stringevano attorno al suo collo con una forza disumana, fino a che l'aria del tramonto non si riempi' con il sordo schiocco del suo osso del collo che si frantumava in piu' punti. Non ho nemmeno usato la spada per te, dissi a bassa voce all'ormai cadavere che tenevo tra le mani. Non meriti che io sporchi la mia lama, proseguii.
Sono fuggito prima di essere sopraffatto dalle guardie che mi hanno scoperto, ma faro' ritorno prima o poi. Li c'e' ancora cosi' tanto a cui pensare. Fortunatamente il villaggio e' in vista.
Arrivo mentre il sole sta tramontando. E' niente di meno che un'accozzaglia di case in mezzo ai campi, un delizioso villaggio rurale immerso nella calma e nella pace. Meglio, mi dico, vorra' dire che il mio intervento non sara' mai dimenticato.
Comincio a cercare morbosamente senza scendere nemmeno da cavallo. Mi aggiro spettrale per le vie deserte, il respiro della bestia condensato in grandi nuvole di fumo a causa del freddo, accompagnato dal sordo rumore degli zoccoli, un suono molto simile a una cadenza funebre. Non c'e' nessuno, ma io li sento. Sento i loro occhi puntati su di me da dietro le imposte semichiuse delle finestre illuminate, sento il profumo del loro terrore mentre mi guardano. Inspiro a fondo, inebriandomene, e continuando a far saettare lo sguardo a destra e a sinistra, cercando le tracce dell'impurita' che sono certo trovero'.
Eccola, la casa che volevo. Anonima, ma piena di disgustosa e vomitevole ipocrisia. Mi porto davanti alla porta, e scendo da cavallo senza nemmeno prendermi il disturbo di legarlo. Li sento. Sento il loro respiro affannoso e spaventato quando mi vedono fermo davanti alla loro abitazione. Li sento affrettarsi su per le scale. Mi viene da ridere, mentre la mia vista comincia a farsi sfuocata, e mentre il mio corpo comincia lentamente e inesorabilmente a sfuggire al controllo della mia mente.
La porta e' cosi' fragile. Esce fuori dai suoi cardini con un semplice calcio, proiettandosi diversi metri indietro sul pavimento, provocando un fragore insopportabile, che alle mie orecchie suona come dolce musica. Canticchio avviandomi con decisione su per le scale, so bene che si nascondono di sopra. Nella mano destra gia' compare con un baluginio la corta lama del mio pugnale.
Un'altra porta fastidiosa in cima alle scale. Canticchio ancora, stavolta piu' forte, mentre assieme al volume della mia voce cresce l'eccitazione che mi pervade, quella gelida morsa che mi attanaglia il cuore e che trasmette una forza illimitata alle mie membra, perdendo progressivamente la vista. I miei occhi vedono ora il mondo che si sta squagliando come se fosse tutto una gigantesca candela, e le mie orecchie sentono ogni singolo rumore, ogni battito del mio cuore risuona nella mia testa amplificato in modo tale da portarmi sull'orlo della pazzia.
Essa viene giu' con un colpo. L'interno rivela una camera da letto modesta, illuminata da una semplice lanterna appoggiata sul tavolino, che proietta la sua luce flebile su una giovane donna e il suo uomo, abbracciati e impauriti mentre guardano terrorizzati verso di me. Smetto di canticchiare, mentre li guardo, immobile, con un sorrisetto minaccioso. Sono impuri. Impuri.
"Buh." Gli dico, come per spaventarli. E rido ancora, avvicinandomi di qualche passo a loro. Tremano. Li vedo, assieme ai loro volti come liquefatti. Non credevo fossero cosi' impressionabili, ma non ha importanza. Un altro passo, e un altro ancora.
L'uomo apre la bocca. "... Chi sei ... Cos..."
Mi lancio su di lui con uno scatto frenetico e furioso, separandolo dalla donna con il braccio sinistro e mettendomi prepotentemente in mezzo a loro. Rido piu' forte. Si agita, si dimena, anche quando lo afferro per i capelli e lascio che la mia lama scivoli lentamente nella sua bocca.
"Sssh... Sssh... Sssh..." Gli dico, puntando i miei occhi sui suoi, paralizzandolo con uno sguardo che reca una silenziosa promessa di morte.
Quello non si ferma. Continua a dimenarsi, e fa per urlare di nuovo, ma non ce la fara'. Una piccola insignificante rotazione della lama. Ed il secondo successivo quello salta in piedi con la bocca spalancata, senza riuscire a produrre un singolo suono. La sua lingua mozzata cade a terra con un tonfo, assieme ad una cascata di sangue. Si guarda da solo, il corrotto, come se non si stesse capacitando di quel che gli ho fatto. La sua donna urla, ma puo' urlare quanto le pare. Afferro l'uomo per il bavero e lo scaravento di nuovo sul letto, che subito lorda del suo sangue. Ora non si muove piu', preda del dolore e dello stordimento causato dall'emorragia. Si, la sua punizione. Si, il suo dolore.
Scaglio la lama insanguinata ai piedi della donna, con disprezzo e un'espressione di folle e insano divertimento. "Sventralo" le intimo. Lei piange, fa segno di no con la testa, senza riuscire a parlare. "Faccio io?" aggiungo con sadismo, rincarando la dose. "Guarda che se lo faccio io lui soffre e noi ci sporchiamo tutti."
Raccoglie con mani tremanti il pugnale. La guardo a braccia incrociate, aspettando con macabra soddisfazione. L'arma trema nelle sue piccole mani fragili. Ma prima di cominciare mi guarda, gli occhi lucidi di lacrime. "Perche'...?" mormora appena, la voce rotta dalla disperazione. "Perche' no?" le rispondo io, trovandomi molto divertente e ridendo a crepapelle. Soffrire, devono soffrire tutti. Io sono stato la prima vittima, ma non voglio essere anche l'unica.
Lei piange ancora, singhiozza. Sfodero la spada per minacciarla e per dirle di sbrigarsi. Lei compie la macabra opera. Apre lo stomaco del suo uomo, lentamente, con un taglio poco piu' che superficiale. Ed a me va bene cosi', fino a che non vedo lui che le sorride con aria comprensiva, con amore cieco. Cieco, come me una volta accortomi di questo. Con violenza afferro il polso della donna, e lo spingo in profondita' nel ventre dell'uomo, avanti e indietro, in alto e in basso, massacrandolo in ogni direzione possibile. Lei non oppone alcuna resistenza, e' troppo debole per farlo. Ma urla, urla che coprono i gemiti soffocati e agonizzanti di atroce dolore del suo uomo. "Ti sorride! Guarda come ti ama!" commento sarcastico, lasciandole poi andare la mano ed infilando la mia nelle interiora di quell'uomo, estraendone trionfante una manciata di intestini, ridendo, e scagliandole con disprezzo sul suo stesso viso. Egli morira' dopo qualche secondo, tra le braccia e le lacrime della sua donna che si gettera' su di lui mormorando il suo nome tra i singhiozzi.
Che visione repellente. La separo da quel caldo cadavere tirandola per i capelli e facendola finire per terra ai miei piedi. La guardo dall'alto, godendo del suo orrore come se fosse la migliore delle amanti, dominandola sotto ogni aspetto. Lei solleva la testa. "Perche'...?" mi chiede ancora. La mia risposta e' identica a quella di prima. Perche' no? Sono forse io l'unico destinato a soffrire? O forse anche gli impuri meritano il mio stesso destino?
Si. Lo meritano. Per un momento sono tentato di possederla, ma e' un desiderio che reprimo subito in quanto troppo vile e meschino. Sono preso dall'indecisione. Non so se potrei farla soffrire piu' di cosi', e' quasi impossibile concludo. "Alzati in piedi e vattene via. Su su, veloce, veloce!" Le dico, tentando di metterle fretta, ma quella non si muove, continua a singhiozzare e a tremare in preda a un folle terrore. Mi chino a prenderla per un braccio, tirandola su e facendole male. E' leggera come un fuscello. "Muoviti tesoro, o fai una brutta fine. Approfittane, vai a chiamare aiuto!"
La strattono e la lascio andare. Lei muove qualche passo insicuro cercando di aggirarmi, ed io non faccio proprio nulla per ostacolarla. Mi tiene sott'occhio mentre si appropincua alle scale, si asciuga le lacrime, e si volta solo appena arriva. Non fa in tempo a poggiare il piede nudo sul primo gradino che gia' le sono corso alle spalle, la spada sguainata. Con un solo semplice fendente che si abbatte sul suo collo, le tronco la testa di netto. Il suo corpo collassa rumorosamente a terra spruzzando sangue ovunque, mentre la testa rotola macabra di sotto. Fischietto, calpestando il cadavere per scavalcarlo e scendo al piano di sotto, fermandomi davanti alla sua testa, gli occhi ancora aperti, le gote rigate dalle lacrime. La afferro per i capelli, leggera, e la tiro su tenendola sospesa davanti al mio viso. La guardo con un sorriso triste e amaro, le orecchie piene del rumore assordante delle gocce di sangue che gocciolano a terra.
"Sei proprio come lei." Commento con nostalgia.
La avvicino al mio viso, e bacio le sue labbra ancora calde. Sorrido un'ultima volta, mi getto la testa alle spalle ed esco fuori, respirando l'aria fredda della sera e lasciandomi alle spalle tutta quella morte.
Ma la lista e' ancora lunga. Nessuno sara' piu' felice. Mai piu'.
sabato, 04 ottobre 2008,03:17
Giusto un rapido elenco delle ultime novita'. Elenco pressoche' inutile, ma che tutto sommato mi induce a pensare che, solo per l'averlo scritto, interessi a qualcuno. Se vedessi uno che fa un intervento simile lo flammerei senza pieta', ma fortunatamente io sono io.
- Sto frequentando il corso di webmaster e webdesign. Sono 8 ore al giorno di HTML. Vedo codici scorrere ovunque, roba che quelli di Matrix se lo sognano tutto sto sbattimento. Ma c'e' da dire che e' molto interessante e mi trovo molto bene. Non faccio fatica a memorizzare i codici e ad usarli con naturalezza. Certo, dicono che con Dreamweaver tutto quello che fai normalmente in due ore lo fai in venti minuti, ma io sono pur sempre uno della vecchia scuola mud. Testo, testo, testo. Un mudprog dietro l'altro. Sono delle utilita' insperate, queste.
- Ascolto i Sonata Arctica. Si, proprio io. Non chiedete perche', stasera va cosi'. Ovviamente solo gli Strato potrebbero mettermi addosso piu' voglia di morire dei Sonata Arctica, ma non credo sia gia' giunto il mio momento. Devo ancora vedere la Norvegia, poi posso anche mettermi a sentire gli Strato.
- Domani (Oggi?) ho il primo tentativo di collaborazione col giornale piu' sotto. Le interessanti premesse del "Ma non ti preoccupare, i collaboratori sono divisi per zone, in base alla loro vicinanza. Non capita mai che qualcuno venga mandato a fare le trasferte per vedere le partite" si sono concluse in "Ah si, vai in via Sbriribaus". Google mi rivela che via sbiribaus e' sopra la Stura. Indovinate io invece dove abito.
- Il mio fronte artistico e' devastato. Non sono in vena di scrivere quasi nulla ultimamente, e quel poco che scrivo e non cancello fa parte di quella roba che preferisco non rendere di pubblico dominio, visto che e' buona candidata per una chissa' futura eventuale ipotetica pubblicazione editoriale. Ma tanto ci credo soltanto io. Quindi leggetevi la roba vecchia e zitti.
- Per tutti i rompicoglioni che mi chiedono cosa vuol dire il nome del blog: cercatevelo su Google. C'e' su Wikipedia in inglese, andate li, leggete, e rimanete strabiliati.
- La salute va meglio, eccetto le emicranie.
- Quella mentale fa cagare. Si si col tempo passa tutto, diceva della gente che non sapeva assolutamente di che cazzo parlava. E' un po' come "Sono tutti ricchioni col culo degli altri". Amo questa saggezza popolare.
- Se qualcuno conosce il nome esatto per indicare l'odio viscerale verso il proprio padre me lo faccia sapere che son curioso.
Mi fa molta amarezza constatare che, in 22 anni che campo, non riesca a ricordare di una sola volta in cui mio padre mi abbia detto che mi vuol bene. Mi fa molta amarezza constatare che non si sia mai curato di me, che non abbia mai avuto una parola gentile quando ho attraversato dei brutti periodi, che si sia sempre disinteressato del nostro rapporto e che continui a disinteressarsene anche ora. Non sono triste, so bene che non tutti i figli del mondo ricevono l'amore che vorrebbero. Ma pur sapendolo, mi lascia comunque stranito. Fortunatamente ho avuto una madre che ha fatto il lavoro per due.
E' tutto per gli scleri del giorno.
StW
Fra
sabato, 04 ottobre 2008,02:56
"... Sembrava che quel giorno il cuore pompasse il sangue direttamente al cervello, ottenebrandolo con una maniacale furia sanguinari. Anche per questo amo la guerra. Il modo in cui si perdono i freni inibitori riesce a trasformarti in una macchina di morte molto efficace. Uccidi, il sangue del tuo nemico spruzza nei tuoi occhi e ti acceca, velando la tua vista di rossa eccitazione. Senti urla di dolore e di agonia miste ad urla di guerra, senti l'odore della carne e il tocco confortevole della tua arma, tua unica alleata nel grande gioco della guerra.
E non pensi piu' a nulla, non pensi a tutti coloro che vogliono la tua disgrazia, coloro che ostacolano il tuo cammino, coloro che vogliono sconvolgere la tua mente e gettarla in un profondo abisso di dubbio e di incertezza. Non pensarci piu'. Sfoga la tua ira, ridi delle sofferenze del tuo nemico, urla fuori tutta la tua frustrazione, e spera che tutto questo duri a lungo. Perche' e' solo in guerra che puoi essere libero da qualsiasi legame terreno, solo in guerra puoi rasentare la purezza di spirito di un dio.
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Gioisci della tua liberazione! Ridi quando tu solo sarai rimasto in piedi su un letto di cadaveri, poiche' tutti meritano dolore e morte piu' di te! Tu solo hai il diritto di vivere! Dimentica chi pronuncia parole d'amore, poiche' esse sono foriere di bugia e menzogna! La liberazione e' tua, figlio delle tenebre! Uccidi! Uccidi! UCCIDI!"