"Bodies lie around me, only shells left from the fight ... "
Kel freno' di colpo sterzando e facendo strisciare la jeep sulla sabbia per diversi metri, prima che si fermasse del tutto. Scese dalla vettura, priva di tetto, scavalcando la portiera con un balzo ed atterrando in piedi sul suolo desertico con un tonfo, mentre Aima scendeva perplessa dall'altro lato. Fece il giro dell'auto e raggiunse Kel, che continuava a mugugnare tra se e se fendendo con lo sguardo la notte che avvolgeva tutto il territorio circostante, la cui unica fonte luminosa era la luce proiettata dai fari della macchina ancora accesa.
"Siamo arrivati, questa e' la grande piramide di Dahshur. E' un sito che pochissimi conoscono e visitano, dal momento che, rispetto a Giza, e' piu' lontano e meno celebre... Alexander dovrebbe trov..."
Kelerion giro' l'allacciatura del fodero, spostando la spada dalla sua schiena e portandosela di fronte, per poi imbracciarla come una chitarra e cominciare a suonarla canticchiando a voce piu' alta, dando l'impressione di non stare ascoltando affatto le parole della sua compagna.
"Branded with a sign, the number of the beast ... "
Lei si interruppe stizzita guardandolo con odio feroce, cosa che sembro' divertire oltremodo l'improvvisato chitarrista. Gli volse le spalle e fisso' l'inquietante sagoma irregolare della piramide che avevano di fronte, spazzata dalla gelida brezza tipica delle notti nel deserto. "L'entrata e' su uno dei quattro lati. Dovremo addentrarci nei cunicoli della piramide. Andiamo."
E comincio' a camminare. Non fece in tempo a fare due passi che una luce accecante si propagava alle sue spalle, seguita dal possente rombo di un tuono. Giratasi di scatto, spaventata e gia' con la mano destra sollevata ed avvolta da spire di ghiaccio acuminate, perse definitivamente la pazienza.
Kelerion era chinato su un ginocchio, avvolto da alcuni fulmini che si rincorrevano lungo il suo corpo. Diede un ultimo colpo alla spada, come a concludere un'esibizione di successo, ed allargo' le braccia come fosse in autoesaltazione.
"It's HELL!!!"
Rise sguaiatamente per poi rialzarsi e strizzare l'occhio ad Aima, tanto scioccata quanto spazientita, mandandole infine un bacio posandolo sulla propria mano e soffiandovi sopra. E rise ancora.
"Vedo che sei di buon umore." Disse lei gelida, ma non irritata. Conosceva Kelerion fin troppo bene.
"Tu no? Hai visto come correva quello della jeep."
"Ed e' divertente? Gli sara' scoppiato il cuore da quanto correva."
"Ognuno si diverte come puo'. L'hai gia' sentita questa vero?"
Ed il sorrisetto folle e diabolico che si disegno' sulle labbra di Kelerion nella semioscurita' la spinse a chiudere definitivamente la questione. Gli fece cenno di seguirla, ed insieme si avviarono alla ricerca dell'entrata della piramide di Dahshur.
Solo una cancellata impediva il loro passaggio dopo che, a seguito di una quindicina di minuti di esplorazione, ebbero trovato l'ingresso. Il lucchetto che la serrava si ridusse in frantumi ghiacciati in un battito di ciglia, sgombrando loro la strada verso l'interno della piramide, un cunicolo oscuro che scendeva nelle viscere della terra.
Le due divinita' vedevano perfettamente nonostante la fitta tenebra che li avvolgeva, man mano che si inabissavano sottoterra, sovrastati da tonnellate di roccia millenaria. Alcune impronte molto vecchie erano disseminate per il suolo sabbioso, segno del passaggio di qualche turista diverso tempo prima. Lampade ad olio spente pendevano dal roccioso soffitto, mentre sulle pareti spiccavano tetre alcune raffigurazioni di antiche divinita' egizie, delle quali la piu' comune era Anubi. La progressione delle figure seguiva probabilmente una storia, storia alla quale nessuno dei due fece caso. Kel si guardava attorno indifferente, commentando acido solo ogni tanto, mentre Aima, dal canto suo, sembrava essere decisamente piu' tesa man mano che conduceva l'eccentrico dio giu' per il tunnel, come se la sua inquietudine aumentasse ad ogni passo che la avvicinava al tanto discusso Alexander.
"Che schifezza. Questa sembra piu' la magione di K'has Toker, altro che Alexander. Sei sicura che siamo nel posto giusto?"
Lei annui' senza parlare, cosa che indispose Kelerion e che lo spinse ad incrociare le braccia e a camminare a sua volta in silenzio. Giunsero dopo pochi minuti in una grande anticamera quadrata, in piano, al centro della quale sorgeva unicamente un piedistallo con un dorato globo luminescente posato su di esso. Sulle pareti si aprivano altri tre varchi che portavano in tre differenti direzioni, uno dei quali era sigillato da un altro cancello. Aima si diresse senza esitazione li, ed anche quel lucchetto si ridusse in gelidi frantumi in una frazione di secondo.
"E' di qua. I corridoi aperti sono quelli aperti al pubblico, ed Alexander non si trova di certo in una di quelle stanze."
Kel la segui' senza replicare, avvertendo il suo nervosismo senza tuttavia riuscire a capacitarsene. Certo Alexander era un individuo particolare nella gerarchia divina, ma non gli era mai sembrato capace di incutere tutto questo timore nei confronti dei suoi consanguinei. Scosse la testa, imponendosi di non pensarci piu', limitandosi a seguire la sua guida.
Avanzando il corridoio che stavano percorrendo non dava segni di cambiamento rispetto a quello che avevano appena attraversato, eccezion fatta per lo stantio ed umido odore di chiuso. Sembrava inoltre che nessuno avesse varcato quella soglia da centinaia e centinaia di anni.
Trascorsero altri minuti prima che giungessero in una piccola stanza circolare, il cui perimetro era disseminato di antichissime urne di terracotta in buono stato di conservazione, e spezzato da almeno una decina di aperture che portavano tutte in direzioni differenti, esattamente come nell'anticamera precedente. Il centro era occupato da un leggio in pietra bianchissima sul quale prendeva posto un antico papiro. Esso era vergato con nero inchiostro, e raffigurava dei geroglifici sormontanti l'illustrazione di un uomo nudo investito da fasci di luce.
"Ed ora?" Interloqui' Kel con vaga impazienza, mentre si avvicinava ad Aima china sul papiro.
"Guarda" Rispose lei "L'uomo dell'illustrazione sembra trovarsi in questa stessa stanza. Certo, ammesso che questi siano vasi e che queste siano aperture." Ed indico' le figure senza toccarle.
"Puo' avere qualche importanza il fatto che la luce del disegno si irraggi da nordest?" Chiese Kel con la supponenza tipica di chi e' gia' sicuro di aver capito.
"Direi proprio di si. Andiamo." Rispose la Dea senza tentare di celare la sua apprensione. Ed entrambi oltrepassarono la soglia che portava a nordest.
Il corridoio che stavano percorrendo odorava di marciume, e non fu raro per i due dei calpestare insetti di vario genere e residui calcificati di ossa, riducendole in briciole. Eppure, nonostante questo, e nonostante il percorso fosse reso arduo dal fatto che fosse angusto e contorto, si sentivano come se stessero per raggiungere delle grandi meraviglie. Ed infatti, dopo molti minuti di cammino lungo il serpeggiante cunicolo, videro della luce dietro l'ennesima curva. Quando l'ebbero superata, seppero di essere finalmente giunti.
La stanza in cui avevano messo piede era talmente alta che non si vedeva il soffitto, ma tuttavia non era di ampia superficie. A circa tre metri di altezza si aprivano dei fori nella roccia, equidistanti, come a dare l'impressione che formassero un cerchio. Argentei raggi lunari fuoriuscivano dai fori e convergevano tutti verso il centro della stanza, dove si trovava un sarcofago in legno antichissimo, ma perfettamente conservato.
Ed accanto ad esso, in piedi, si trovava un uomo dalla carnagione innaturalmente pallida, di media altezza e caratterizzato da una magrezza quasi rivoltante, la magrezza tipica dei malati. Il suo corpo era coperto solo da un bianco camice, ed una cascata di biondi capelli scendeva giu' lungo la sua schiena e toccava infine terra, sfiorando i piedi nudi posati sulla sabbia. E li osservava. Li osservava con occhi grandi ed espressivi, del colore dell'oro, uno sguardo che poteva incutere un reverenziale rispetto nei confronti di chiunque. La sua stessa presenza, a dispetto del suo aspetto emaciato e moribondo, era cosi' immensa che sembrava irraggiare di luce purissima tutta la stanza.
"Kelerion ed Aima. Benvenuti." Scandi' in un sussurro, seguito da un colpo di tosse. Sembrava che il solo parlare gli costasse una fatica immensa, ed al tempo stesso sembrava la voce di qualcuno che avrebbe potuto massacrare i suoi due interlocutori con uno schiocco di dita, se avesse voluto.
Aima teneva il capo chino. Voleva assolutamente evitare di incrociare lo sguardo con quello del Dio. Kelerion, dal canto suo, rispose senza alcun timore.
"Alexander. Dieci anni fa, quando ci siamo incontrati la prima volta, non eri ridotto cosi'."
"Sperimentare l'eterna sofferenza e' l'unica via per la vera illuminazione. Ma non mi stai facendo visita per accertarti delle mie condizioni, dico bene?" Interloqui' Alexander senza muoversi dalla sua posizione.
"Dici benissimo. Tu sai meglio di chiunque altro perche' sono qui. Anzi, e' piu' corretto dire che tu sia l'unico a saperlo."
"E l'unico restero'." Rispose mentre posava il suo sguardo su Aima, come se volesse riconoscerla come un'intrusa. Tuttavia nei suoi occhi non albergava ostilita', quanto una calma estremamente razionale.
Aima levo' infine lo sguardo, rimanendo pero' in silenzio, come se sapesse bene di essere di troppo, mentre Kel proseguiva la conversazione con il Dio, perdendo pero' i suoi modi di fare baldanzosi.
"Ti ringrazio, Signore della Luce. Hai trovato un sistema?"
Scosse la testa di rimando. "No. Te l'avevo gia' detto. Cio' che tu mi chiedi e' impossibile, e non esiste uomo, Titano, Divinita' o oggetto che possa portare a compimento quel che desideri."
Aima cercava disperatamente di trovare un senso allo scambio di battute che i due si rivolgevano, anche se in piu' di un'occasione si costrinse a smettere di arrovellarcisi, quasi temesse che Alexander potesse leggerle nel pensiero.
"Continui a pensare che sia un proposito destinato a fallire?"
"Non fraintendere le mie parole, Kelerion. Cio' che ti dissi e' che e' quasi impossibile. Cio' che ti dissi era che il tuo proposito e' difficilmente realizzabile, corollato da difficolta' che ti sembreranno insormontabili, comprese anche difficolta' di genere morale. Anche uno come te ha degli scrupoli."
"L'obbiettivo?"
"Chi puo' saperlo. Io non faccio parte della gerarchia divina, e mi e' proibito interferire con il mondo degli umani. Ma come ti dissi, per molti aspetti condivido il tuo pensiero al riguardo. Per questo ti ho offerto il mio aiuto."
"Ed allora aiutami, Alexander. Dimmi come posso fare."
"Non esiste il metodo breve e immediato che tu vorresti esistesse. Esiste solo quello lungo e tortuoso. Sei certo di volerlo intraprendere, Kelerion del fulmine? Sei davvero certo di volerlo fare? A cosa ti hanno portato dieci anni di riflessione?"
"Non mi hanno fatto cambiare idea." Sentenzio' Kel lapidario, un guizzo di follia omicida nello sguardo "Al contrario, mi hanno convinto che non solo e' una cosa necessaria, ma indispensabile."
"E' il tuo trionfo o la tua scomparsa dall'esistenza." Lo ammoni' Alexander, fissandolo con gli occhi dorati. Ma Kel sembrava consciamente immune a questo genere di minaccia.
"E' il mio trionfo."
La divinita' della luce chiuse gli occhi, respirando lentamente per diversi secondi, mentre sul suo viso si disegnava un sorriso dolce e felice, che pero' portava con se' una strana e curiosa tristezza. Li riapri', e si carezzo' il collo con la punta della dita.
"Sono felice di averti incontrato, Kelerion del fulmine. Sono felice di aver potuto vedere ancora una volta, in questo mondo, una tale determinazione e un simile altruismo, per quanto distorto possa essere. E pur nutrendo dei dubbi sul tuo trionfo, credo davvero che il tuo tentativo sia l'unico possibile. A dispetto delle apparenze, Kelerion, tu sai meglio di chiunque altro come funziona la nostra esistenza. Per questo meriti il mio aiuto."
L'uomo sollevo' una piccola catenina che aveva attorno al collo con la punta delle dita, facendo fuoriuscire dal bordo superiore del camice uno splendente gioiello a forma di sole. Sfilatoselo dal collo, lo porse a Kel stringendo nel pugno la catenina. "Eccolo. Insieme alla mia benedizione, e alla mia viva speranza che tu ce la possa fare."
Kel protese la mano aperta ponendola sotto il ciondolo, che Alexander lascio' cadere facendolo finire sul palmo di Kel. Quest'ultimo lo strinse nel pugno come se si trattasse di un prezioso tesoro, e sorrise di rimando al suo interlocutore. Un sorriso sincero, che Kelerion non riservava mai a nessuno, fatta eccezione per quella misteriosa divinita' con la quale sembrava intendersi alla perfezione. Ad Aima parve che il loro fosse un legame completamente diverso da quello dell'amicizia, ma che fosse, in un certo modo, molto piu' profondo e intenso.
"Indossalo e potrebbe salvare la tua vita. Non compira' miracoli, ma un giorno sarai felice di averlo avuto al collo."
"Grazie Alexander. Ti sono debitore." Mormoro' Kel mentre si metteva il gioiello al collo, con sconcertata sorpresa di Aima, che mai aveva sentito Kelerion ringraziare qualcuno in questo modo.
"Sara' un debito che ti porterai dietro per sempre, Kelerion del fulmine, perche' noi due non ci incontreremo mai piu'." Interloqui' la cadaverica presenza, un sorriso malinconico sulle labbra. "Per questo ti invito a rendere partecipe la qui presente Aima dei tuoi piani, prima che sia troppo tardi. Non potrai piu' contare su di me quando avrai "iniziato", e potresti aver bisogno di qualcuno che faccia le mie veci."
Kel non rispose. Alexander, come se sapesse benissimo che non avrebbe ottenuto risposta, prosegui'.
"E' ora per voi di andare. Sta attento, Kel, poiche' sei circondato da pericoli mortali in ogni direzione, ogni tuo passo puo' condurti su una mina e farti saltare in aria. Non essere avventato e scegli bene il percorso da intraprendere, poiche' chiunque e' un tuo potenziale nemico. Eccetto la qui presente Aima, e' ovvio." Sorrise dolcemente per l'ennesima volta.
Aima corrugo' la fronte, senza decidere se essere irritata per i termini in cui stavano parlando di lei, o se essere lusingata dal fatto che fosse stata considerata l'unica persona degna di fiducia. Pertanto decise di fare un passo indietro incrociando le braccia, continuando a seguire lo scambio di battute dei due uomini che sembrava essere molto prossimo al termine.
"Terro' presente il tuo suggerimento. Prima che vada... K'Has Toker, i Quattro e Kronos...?"
Alexander sospiro' stanco, un sospiro roco che dava come l'impressione che stesse soffrendo atrocemente. Dai suoi occhi si sprigionava, appena visibile, la sua immensa essenza elementale. "Non hai bisogno di saperlo, dammi retta quando ti dico di non essere avventato. Li troverai al momento giusto e senza neanche cercarli."
"In questo caso non ho altro da chiederti, Alexander." Soggiunse Kel, chinando il capo con grande rispetto verso l'emaciata divinita'.
"Buona fortuna, Signore del Fulmine. Addio, Signora dei Ghiacci."
Ed entrambi si voltarono, la luce che ancora splendeva debole alle loro spalle, mentre nel loro ricordo permaneva ancora la vivida immagine del sorriso dolce e comprensivo del Dio della Luce.
Kel freno' di colpo sterzando e facendo strisciare la jeep sulla sabbia per diversi metri, prima che si fermasse del tutto. Scese dalla vettura, priva di tetto, scavalcando la portiera con un balzo ed atterrando in piedi sul suolo desertico con un tonfo, mentre Aima scendeva perplessa dall'altro lato. Fece il giro dell'auto e raggiunse Kel, che continuava a mugugnare tra se e se fendendo con lo sguardo la notte che avvolgeva tutto il territorio circostante, la cui unica fonte luminosa era la luce proiettata dai fari della macchina ancora accesa.
"Siamo arrivati, questa e' la grande piramide di Dahshur. E' un sito che pochissimi conoscono e visitano, dal momento che, rispetto a Giza, e' piu' lontano e meno celebre... Alexander dovrebbe trov..."
Kelerion giro' l'allacciatura del fodero, spostando la spada dalla sua schiena e portandosela di fronte, per poi imbracciarla come una chitarra e cominciare a suonarla canticchiando a voce piu' alta, dando l'impressione di non stare ascoltando affatto le parole della sua compagna.
"Branded with a sign, the number of the beast ... "
Lei si interruppe stizzita guardandolo con odio feroce, cosa che sembro' divertire oltremodo l'improvvisato chitarrista. Gli volse le spalle e fisso' l'inquietante sagoma irregolare della piramide che avevano di fronte, spazzata dalla gelida brezza tipica delle notti nel deserto. "L'entrata e' su uno dei quattro lati. Dovremo addentrarci nei cunicoli della piramide. Andiamo."
E comincio' a camminare. Non fece in tempo a fare due passi che una luce accecante si propagava alle sue spalle, seguita dal possente rombo di un tuono. Giratasi di scatto, spaventata e gia' con la mano destra sollevata ed avvolta da spire di ghiaccio acuminate, perse definitivamente la pazienza.
Kelerion era chinato su un ginocchio, avvolto da alcuni fulmini che si rincorrevano lungo il suo corpo. Diede un ultimo colpo alla spada, come a concludere un'esibizione di successo, ed allargo' le braccia come fosse in autoesaltazione.
"It's HELL!!!"
Rise sguaiatamente per poi rialzarsi e strizzare l'occhio ad Aima, tanto scioccata quanto spazientita, mandandole infine un bacio posandolo sulla propria mano e soffiandovi sopra. E rise ancora.
"Vedo che sei di buon umore." Disse lei gelida, ma non irritata. Conosceva Kelerion fin troppo bene.
"Tu no? Hai visto come correva quello della jeep."
"Ed e' divertente? Gli sara' scoppiato il cuore da quanto correva."
"Ognuno si diverte come puo'. L'hai gia' sentita questa vero?"
Ed il sorrisetto folle e diabolico che si disegno' sulle labbra di Kelerion nella semioscurita' la spinse a chiudere definitivamente la questione. Gli fece cenno di seguirla, ed insieme si avviarono alla ricerca dell'entrata della piramide di Dahshur.
Solo una cancellata impediva il loro passaggio dopo che, a seguito di una quindicina di minuti di esplorazione, ebbero trovato l'ingresso. Il lucchetto che la serrava si ridusse in frantumi ghiacciati in un battito di ciglia, sgombrando loro la strada verso l'interno della piramide, un cunicolo oscuro che scendeva nelle viscere della terra.
Le due divinita' vedevano perfettamente nonostante la fitta tenebra che li avvolgeva, man mano che si inabissavano sottoterra, sovrastati da tonnellate di roccia millenaria. Alcune impronte molto vecchie erano disseminate per il suolo sabbioso, segno del passaggio di qualche turista diverso tempo prima. Lampade ad olio spente pendevano dal roccioso soffitto, mentre sulle pareti spiccavano tetre alcune raffigurazioni di antiche divinita' egizie, delle quali la piu' comune era Anubi. La progressione delle figure seguiva probabilmente una storia, storia alla quale nessuno dei due fece caso. Kel si guardava attorno indifferente, commentando acido solo ogni tanto, mentre Aima, dal canto suo, sembrava essere decisamente piu' tesa man mano che conduceva l'eccentrico dio giu' per il tunnel, come se la sua inquietudine aumentasse ad ogni passo che la avvicinava al tanto discusso Alexander.
"Che schifezza. Questa sembra piu' la magione di K'has Toker, altro che Alexander. Sei sicura che siamo nel posto giusto?"
Lei annui' senza parlare, cosa che indispose Kelerion e che lo spinse ad incrociare le braccia e a camminare a sua volta in silenzio. Giunsero dopo pochi minuti in una grande anticamera quadrata, in piano, al centro della quale sorgeva unicamente un piedistallo con un dorato globo luminescente posato su di esso. Sulle pareti si aprivano altri tre varchi che portavano in tre differenti direzioni, uno dei quali era sigillato da un altro cancello. Aima si diresse senza esitazione li, ed anche quel lucchetto si ridusse in gelidi frantumi in una frazione di secondo.
"E' di qua. I corridoi aperti sono quelli aperti al pubblico, ed Alexander non si trova di certo in una di quelle stanze."
Kel la segui' senza replicare, avvertendo il suo nervosismo senza tuttavia riuscire a capacitarsene. Certo Alexander era un individuo particolare nella gerarchia divina, ma non gli era mai sembrato capace di incutere tutto questo timore nei confronti dei suoi consanguinei. Scosse la testa, imponendosi di non pensarci piu', limitandosi a seguire la sua guida.
Avanzando il corridoio che stavano percorrendo non dava segni di cambiamento rispetto a quello che avevano appena attraversato, eccezion fatta per lo stantio ed umido odore di chiuso. Sembrava inoltre che nessuno avesse varcato quella soglia da centinaia e centinaia di anni.
Trascorsero altri minuti prima che giungessero in una piccola stanza circolare, il cui perimetro era disseminato di antichissime urne di terracotta in buono stato di conservazione, e spezzato da almeno una decina di aperture che portavano tutte in direzioni differenti, esattamente come nell'anticamera precedente. Il centro era occupato da un leggio in pietra bianchissima sul quale prendeva posto un antico papiro. Esso era vergato con nero inchiostro, e raffigurava dei geroglifici sormontanti l'illustrazione di un uomo nudo investito da fasci di luce.
"Ed ora?" Interloqui' Kel con vaga impazienza, mentre si avvicinava ad Aima china sul papiro.
"Guarda" Rispose lei "L'uomo dell'illustrazione sembra trovarsi in questa stessa stanza. Certo, ammesso che questi siano vasi e che queste siano aperture." Ed indico' le figure senza toccarle.
"Puo' avere qualche importanza il fatto che la luce del disegno si irraggi da nordest?" Chiese Kel con la supponenza tipica di chi e' gia' sicuro di aver capito.
"Direi proprio di si. Andiamo." Rispose la Dea senza tentare di celare la sua apprensione. Ed entrambi oltrepassarono la soglia che portava a nordest.
Il corridoio che stavano percorrendo odorava di marciume, e non fu raro per i due dei calpestare insetti di vario genere e residui calcificati di ossa, riducendole in briciole. Eppure, nonostante questo, e nonostante il percorso fosse reso arduo dal fatto che fosse angusto e contorto, si sentivano come se stessero per raggiungere delle grandi meraviglie. Ed infatti, dopo molti minuti di cammino lungo il serpeggiante cunicolo, videro della luce dietro l'ennesima curva. Quando l'ebbero superata, seppero di essere finalmente giunti.
La stanza in cui avevano messo piede era talmente alta che non si vedeva il soffitto, ma tuttavia non era di ampia superficie. A circa tre metri di altezza si aprivano dei fori nella roccia, equidistanti, come a dare l'impressione che formassero un cerchio. Argentei raggi lunari fuoriuscivano dai fori e convergevano tutti verso il centro della stanza, dove si trovava un sarcofago in legno antichissimo, ma perfettamente conservato.
Ed accanto ad esso, in piedi, si trovava un uomo dalla carnagione innaturalmente pallida, di media altezza e caratterizzato da una magrezza quasi rivoltante, la magrezza tipica dei malati. Il suo corpo era coperto solo da un bianco camice, ed una cascata di biondi capelli scendeva giu' lungo la sua schiena e toccava infine terra, sfiorando i piedi nudi posati sulla sabbia. E li osservava. Li osservava con occhi grandi ed espressivi, del colore dell'oro, uno sguardo che poteva incutere un reverenziale rispetto nei confronti di chiunque. La sua stessa presenza, a dispetto del suo aspetto emaciato e moribondo, era cosi' immensa che sembrava irraggiare di luce purissima tutta la stanza.
"Kelerion ed Aima. Benvenuti." Scandi' in un sussurro, seguito da un colpo di tosse. Sembrava che il solo parlare gli costasse una fatica immensa, ed al tempo stesso sembrava la voce di qualcuno che avrebbe potuto massacrare i suoi due interlocutori con uno schiocco di dita, se avesse voluto.
Aima teneva il capo chino. Voleva assolutamente evitare di incrociare lo sguardo con quello del Dio. Kelerion, dal canto suo, rispose senza alcun timore.
"Alexander. Dieci anni fa, quando ci siamo incontrati la prima volta, non eri ridotto cosi'."
"Sperimentare l'eterna sofferenza e' l'unica via per la vera illuminazione. Ma non mi stai facendo visita per accertarti delle mie condizioni, dico bene?" Interloqui' Alexander senza muoversi dalla sua posizione.
"Dici benissimo. Tu sai meglio di chiunque altro perche' sono qui. Anzi, e' piu' corretto dire che tu sia l'unico a saperlo."
"E l'unico restero'." Rispose mentre posava il suo sguardo su Aima, come se volesse riconoscerla come un'intrusa. Tuttavia nei suoi occhi non albergava ostilita', quanto una calma estremamente razionale.
Aima levo' infine lo sguardo, rimanendo pero' in silenzio, come se sapesse bene di essere di troppo, mentre Kel proseguiva la conversazione con il Dio, perdendo pero' i suoi modi di fare baldanzosi.
"Ti ringrazio, Signore della Luce. Hai trovato un sistema?"
Scosse la testa di rimando. "No. Te l'avevo gia' detto. Cio' che tu mi chiedi e' impossibile, e non esiste uomo, Titano, Divinita' o oggetto che possa portare a compimento quel che desideri."
Aima cercava disperatamente di trovare un senso allo scambio di battute che i due si rivolgevano, anche se in piu' di un'occasione si costrinse a smettere di arrovellarcisi, quasi temesse che Alexander potesse leggerle nel pensiero.
"Continui a pensare che sia un proposito destinato a fallire?"
"Non fraintendere le mie parole, Kelerion. Cio' che ti dissi e' che e' quasi impossibile. Cio' che ti dissi era che il tuo proposito e' difficilmente realizzabile, corollato da difficolta' che ti sembreranno insormontabili, comprese anche difficolta' di genere morale. Anche uno come te ha degli scrupoli."
"L'obbiettivo?"
"Chi puo' saperlo. Io non faccio parte della gerarchia divina, e mi e' proibito interferire con il mondo degli umani. Ma come ti dissi, per molti aspetti condivido il tuo pensiero al riguardo. Per questo ti ho offerto il mio aiuto."
"Ed allora aiutami, Alexander. Dimmi come posso fare."
"Non esiste il metodo breve e immediato che tu vorresti esistesse. Esiste solo quello lungo e tortuoso. Sei certo di volerlo intraprendere, Kelerion del fulmine? Sei davvero certo di volerlo fare? A cosa ti hanno portato dieci anni di riflessione?"
"Non mi hanno fatto cambiare idea." Sentenzio' Kel lapidario, un guizzo di follia omicida nello sguardo "Al contrario, mi hanno convinto che non solo e' una cosa necessaria, ma indispensabile."
"E' il tuo trionfo o la tua scomparsa dall'esistenza." Lo ammoni' Alexander, fissandolo con gli occhi dorati. Ma Kel sembrava consciamente immune a questo genere di minaccia.
"E' il mio trionfo."
La divinita' della luce chiuse gli occhi, respirando lentamente per diversi secondi, mentre sul suo viso si disegnava un sorriso dolce e felice, che pero' portava con se' una strana e curiosa tristezza. Li riapri', e si carezzo' il collo con la punta della dita.
"Sono felice di averti incontrato, Kelerion del fulmine. Sono felice di aver potuto vedere ancora una volta, in questo mondo, una tale determinazione e un simile altruismo, per quanto distorto possa essere. E pur nutrendo dei dubbi sul tuo trionfo, credo davvero che il tuo tentativo sia l'unico possibile. A dispetto delle apparenze, Kelerion, tu sai meglio di chiunque altro come funziona la nostra esistenza. Per questo meriti il mio aiuto."
L'uomo sollevo' una piccola catenina che aveva attorno al collo con la punta delle dita, facendo fuoriuscire dal bordo superiore del camice uno splendente gioiello a forma di sole. Sfilatoselo dal collo, lo porse a Kel stringendo nel pugno la catenina. "Eccolo. Insieme alla mia benedizione, e alla mia viva speranza che tu ce la possa fare."
Kel protese la mano aperta ponendola sotto il ciondolo, che Alexander lascio' cadere facendolo finire sul palmo di Kel. Quest'ultimo lo strinse nel pugno come se si trattasse di un prezioso tesoro, e sorrise di rimando al suo interlocutore. Un sorriso sincero, che Kelerion non riservava mai a nessuno, fatta eccezione per quella misteriosa divinita' con la quale sembrava intendersi alla perfezione. Ad Aima parve che il loro fosse un legame completamente diverso da quello dell'amicizia, ma che fosse, in un certo modo, molto piu' profondo e intenso.
"Indossalo e potrebbe salvare la tua vita. Non compira' miracoli, ma un giorno sarai felice di averlo avuto al collo."
"Grazie Alexander. Ti sono debitore." Mormoro' Kel mentre si metteva il gioiello al collo, con sconcertata sorpresa di Aima, che mai aveva sentito Kelerion ringraziare qualcuno in questo modo.
"Sara' un debito che ti porterai dietro per sempre, Kelerion del fulmine, perche' noi due non ci incontreremo mai piu'." Interloqui' la cadaverica presenza, un sorriso malinconico sulle labbra. "Per questo ti invito a rendere partecipe la qui presente Aima dei tuoi piani, prima che sia troppo tardi. Non potrai piu' contare su di me quando avrai "iniziato", e potresti aver bisogno di qualcuno che faccia le mie veci."
Kel non rispose. Alexander, come se sapesse benissimo che non avrebbe ottenuto risposta, prosegui'.
"E' ora per voi di andare. Sta attento, Kel, poiche' sei circondato da pericoli mortali in ogni direzione, ogni tuo passo puo' condurti su una mina e farti saltare in aria. Non essere avventato e scegli bene il percorso da intraprendere, poiche' chiunque e' un tuo potenziale nemico. Eccetto la qui presente Aima, e' ovvio." Sorrise dolcemente per l'ennesima volta.
Aima corrugo' la fronte, senza decidere se essere irritata per i termini in cui stavano parlando di lei, o se essere lusingata dal fatto che fosse stata considerata l'unica persona degna di fiducia. Pertanto decise di fare un passo indietro incrociando le braccia, continuando a seguire lo scambio di battute dei due uomini che sembrava essere molto prossimo al termine.
"Terro' presente il tuo suggerimento. Prima che vada... K'Has Toker, i Quattro e Kronos...?"
Alexander sospiro' stanco, un sospiro roco che dava come l'impressione che stesse soffrendo atrocemente. Dai suoi occhi si sprigionava, appena visibile, la sua immensa essenza elementale. "Non hai bisogno di saperlo, dammi retta quando ti dico di non essere avventato. Li troverai al momento giusto e senza neanche cercarli."
"In questo caso non ho altro da chiederti, Alexander." Soggiunse Kel, chinando il capo con grande rispetto verso l'emaciata divinita'.
"Buona fortuna, Signore del Fulmine. Addio, Signora dei Ghiacci."
Ed entrambi si voltarono, la luce che ancora splendeva debole alle loro spalle, mentre nel loro ricordo permaneva ancora la vivida immagine del sorriso dolce e comprensivo del Dio della Luce.



