Ripercorsero all'inverso il labirintico interno della piramide, entrambi silenziosi, entrambi con la testa affollata da pensieri di ogni genere. Solo quando furono usciti, lasciandosi alle spalle la grande e imponente Dahshur, Alexander, e tutto cio' che laggiu' era stato detto e che laggiu' sarebbe stato condannato a rimanere, Aima prese la parola. I suoi occhi celesti sfolgoravano alla luce del sole che cominciava a sorgere dietro la piatta linea desertica dell'orizzonte, e il suo torace si alzava e si abbassava ritmicamente, riempendosi dell'aria ancora fresca che permeava il luogo.
"Non pensi sia giunto il momento di spiegarmi cosa ti frulla per la testa?"
"Nemmeno per sogno." Fu la risposta sprezzante di Kel, seguita da una grassa risata che congelo' Aima li' dove si trovava. Lui per contro continuo' a camminare verso l'automobile, e solo dopo qualche metro la dea ricomincio' a seguirlo. Di certo si aspettava un Kelerion piu' collaborativo, a giudicare dai modi che teneva con il signore della luce fino a pochi minuti prima.
"Se perfino Alexander si e' accorto che puoi fidarti di me e tu invece sei ancora convinto di non poterlo fare, sei veramente un bestione ottuso." Sentenzio' lei con una nota di risentimento nelle parole.
"Non devo mica fare tutto quello che mi dice Alexander. Non e' mica mio padre." E rise ancora.
Se gli sguardi potessero uccidere, Kel sarebbe morto in modo atroce in quello stesso istante. Come se si sentisse osservato, volto' lo sguardo in direzione della donna, senza pero' smettere di camminare.
"Senti, non e' che non mi fidi di te. Tutt'altro. Altrimenti non ti avrei mai contattata. Ma dammi retta quando ti dico che non e' ancora il momento. Se tu sapessi tutto ora, succederebbero un sacco di cose spiacevoli. Preferisco aspettare che tu sia nella merda fino al collo, proprio come me."
"Lo sono gia' abbastanza per averti aiutato in un momento in cui chiunque ha l'ordine tassativo di annientarti."
Kel rise sommessamente, una risata di circostanza che lasciava trapelare la sua tensione, cosi' ben dissimulata. "Ringrazia che puoi ancora respirare."
Fatto il giro della piramide, raggiunsero nuovamente l'auto e Kel si mise alla guida, diretto verso il Cairo. Si ostinava a rimanere silenzioso, e tuttavia non era il silenzio dell'ostruzionismo. Era il silenzio di chi sta ragionando sul da farsi. E come se fosse in grado di leggerli nel pensiero, Aima gli rivolse nuovamente la parola, i capelli scompigliati dalla velocita' della vettura che sfrecciava sulla sabbia.
"Che faremo ora?"
"Forse ti sorprendera', ma non ne ho la benche' minima idea. Cio' che potevo fare era visitare Alexander e l'ho fatto, per il resto... Temo mi tocchera' aspettare e vedere che piega prenderanno le cose. Presumo che in ogni caso non dovremo aspettare a lungo per scoprirlo."
Nell'udire quella risposta, fu Aima a diventare riflessiva. Per tutto il resto del viaggio non apri' piu' bocca, arrovellandosi su tutto cio' che le stava capitando e che aveva bisogno di risposte, risposte che non arrivavano e che avrebbe dovuto cercare da sola, concluse. Erano praticamente allo sbando, ma la cosa non la turbo' piu' di tanto. Il vero problema, cio' che la dilaniava, era il non capire esattamente in che terribile guaio si era cacciato Kelerion e perche'. Quasi le venne da ridere al pensiero che era convintissima di poter capire, prima che il misterioso incontro con Alexander demolisse qualsiasi teoria potesse aver costruito nella propria mente.
Anche lui rimase silenzioso durante tutto il resto del tragitto, compresa la camminata fino alla "Stella del Mattino" per le vie del Cairo. Fu solo quando vide la ragazza seduta scompostamente sulle ringhiere che delimitavano il marciapiede antistante l'ingresso dell'albergo che si decise a riprendere la parola.
"Visite inaspettate a quanto pare."
Jenell volto' il capo in direzione di Kel ed Aima quando li scorse, e si tolse un auricolare mentre agitava l'altra mano in ampi cenni di saluto, invitandoli implicitamente a raggiungerli. Quando i due furono a meno di un metro da lei, scese dalla ringhiera con un gesto elegante.
"Non potete nemmeno immaginare quanto vi ho cercati." Disse sorridendo mesta, mentre spegneva il lettore MP3.
"Vi?" Sottolineo' Aima, congelandola con lo sguardo. Era evidente che tra le due non corresse buon sangue, ma la Dea dei Ghiacci non faceva il benche' minimo sforzo per nasconderlo.
"Si insomma" Spiego' Jenell "Non sapevo che ci fossi anche tu. Cercavo solo Kel, ma dal momento che ho trovato anche te ho detto cosi'." Sbuffo', manifestando il suo fastidio nello spiegarsi piu' del necessario.
"Perche' mi cercavi?" Interloqui' Kelerion inclinando il capo di lato e sogghignando, come se in realta' conoscesse benissimo la risposta in arrivo ma volesse sentirla pronunciata.
"Perche' sei scemo" rispose lei con innocenza, scuotendo il capo e facendo oscillare la nera chioma dalle ciocche bionde "ti sei ficcato nei guai e volevo assicurarmi che stessi bene. Volevo fare qualcosa per te... Anche se sembra che sia arrivata un po' tardi." Rivolse un'occhiata presuntuosa ad Aima, sorridendole con candore.
La differenza tra le due donne era cosi' evidente da risultare quasi divertente. Laddove Aima era una donna femminile, adulta, responsabile e affascinante, Jenell era poco piu' che una ragazzina allegra e a tratti ingenua.
"Sei venuta a schierarti dalla parte del tuo potente signore e a mettere la tua vita al suo servizio?" Chiese nuovamente Kel, ridacchiando senza reale divertimento.
"Non proprio" rispose lei "Te l'ho detto, non approvero' mai quello che fai mio potente signore. Ma forse posso tirarti fuori da questa merda senza che in troppi si facciano male."
"Oh ma davvero. E come vorresti fare, sentiamo?"
Jenell alzo' un dito e fece cenno di no a pochi centimetri dal viso di Kel. "Non te lo dico adesso. Sono stanca, son stata qui ad aspettarTI per ore, senza contare il tempo per rintracciarti in citta'."
Kel le rispose sollevando un sopracciglio e incrociando le braccia al petto, osservandola con una sorta di fare derisorio. "Ci hai messo anche troppo poco, considerato che se l'hai fatto tu potrebbe farlo anche un mio nemico."
"Non sono mica l'ultimo dei fessi io." Lei ammicco' a Kelerion e rivolse un breve e fintissimo sorriso ad Aima, la quale non rispose nemmeno. "Andiamo a fare due passi, dopo. Ho alcune cose da dirti proprio a riguardo dei tuoi nemici."
E si volto', facendo il suo ingresso nella grande hall dell'albergo, scomparendo alla vista. Kel volse il capo verso Aima, che aveva in volto un'espressione ancora piu' cinica e glaciale del solito, sguardo fisso sul punto in cui Jenell era scomparsa. Ridacchio', mentre parlava cercando di tranquillizzarla, seppur a suo modo.
"Non te la prendere, o ti scoppiano le vene del collo. Se sei riuscita a sopportare il mio di carattere, non dovresti avere difficolta' a sopportare il suo. E poi e' una ragazza fidata."
"E' insopportabile. Torniamo in camera prima che mi venga voglia di farne una bella statuetta."
Ed andarono insieme nella loro stanza, Kelerion che sghignazzava senza ritegno, contento, per un qualche curioso motivo che sfuggiva a chiunque.
...
Era tardo pomeriggio quando Jenell usci' dalla sua stanza, per trovare proprio fuori da essa Kel da solo, che la attendeva a braccia incrociate. Indossava una canotta nera aderente con un teschio infuocato raffigurato sopra, ed un paio di pantaloni di tessuto nero decorati con un motivo che ricordava delle chiazze di sangue. Lei aveva un corto gonnellino tutto colorato, ed una maglietta rossa a maniche lunghe, con su scritto un aforisma di Lenin. Fece un mezzo giro su se stessa, come a mostrarsi civettuola, e, senza dire nulla, si avvio' assieme ad un sogghignante Kelerion giu' per le scale.
"Meno male che non e' venuta. Sai, sono cose che in fondo non la riguardano, e che non avrei avuto piacere di spiegarle. Senza contare che volevo passare un po' di tempo con te da solo." Disse rivolgendo a Kel un sorrisetto dall'aria complice.
"La vostra competitivita' e' oltremodo noiosa" Rispose Kelerion scuotendo il capo, ed intrecciando le mani dietro la nuca mentre continuava a camminare "Oltre ad essere totalmente fuori luogo in una situazione come quella in cui ci troviamo al momento. Concentriamoci sulle cose serie, e non su questi litigi da bambini."
Usciti dall'albergo, li accolse un clima mite e asciutto, i raggi del sole morente che ancora scaldavano la pelle, al tempo stesso gratificata dallo spirare di un dolce venticello. E mentre gli parlava, Jenell condusse Kelerion lungo una delle vie principali del centro del Cairo, allontanandosene progressivamente e schivando l'onnipresente folla di turisti riversa nelle strade a qualsiasi ora del giorno.
"Hanno intenzione di persistere a cercarmi?"
"Oh si, tutta l'intenzione." Rispose Jenell con un sospiro "Specialmente Blaze. Seppur non in prima persona, aspetta con ansia il momento della resa dei conti. C'e' di buono che nessuno sa dove trovarti, e soprattutto nessuno sa neanche dove cercarti. A parte me ed Aima, non mi risulta che tu avessi altri contatti, pertanto non c'e' nemmeno una traccia da seguire. Quel che ti suggerisco e' comunque di continuare a muoverti per essere ancor meno rintracciabile."
"Non ho la minima intenzione di fuggire da quel branco di figli di puttana. Che vengano loro, Blaze, i Titani. Faranno tutti la stessa miserabile fine."
Lei ridacchio' allegra. "Blaze e' veramente incazzato. Sinceramente non credo che finira' bene, in qualsiasi modo, tutto questo. Si sta mangiando il fegato giorno dopo giorno. Ed a proposito dei Titani... Uno di loro ha annientato Torlan."
"Se e' una domanda, tesoro mio" rispose lui cinico "Non so proprio che risponderti. Non so a che gioco stiano giocando i Titani, e nemmeno mi interessa. Devono solo starmi lontani, o li massacro."
"Non te la prendere Kel" Disse lei di rimando "Ma - ed e' una cosa che potrebbe tornarti utile come tutte quelle che ti ho detto - quasi tutti pensano che tu ti sia alleato coi Titani. Blaze ha riferito che sei stato salvato proprio da uno di loro. Io ti conosco e so che e' impossibile ma gli altri..."
"Quante puttanate tutte in una volta che mi tocca sentire." Disse secco, con un violento cenno del braccio, che manifestava tutta la sua intenzione di troncare la discussione. "Che altro sai dirmi?"
"Che se non ti trovano si rivolgeranno a K'Has Toker." Rispose grave.
Sorprendentemente Kelerion scoppio' a ridere sguaiatamente, una risata isterica e terribilmente prossima alla risata di un folle. "Tipico di quegli smidollati dei Quattro. Non sono nemmeno capaci di gestire da soli una situazione simile, e gia' vanno a piagnucolare da quel testa di cazzo delle ombre."
Senza che Kel quasi se ne rendesse conto, la gente era progressivamente diminuita per le strade fino a scomparire del tutto, in quella in cui si trovavano ora. Era piuttosto larga, lo spazio necessario per due automobili, ma sia l'asfalto che i due marciapiedi, fiancheggiati da abitazioni raramente interrotte per far intersecare altre vie, erano completamente deserti. Non un'anima ne' un'automobile era in vista.
"Che dirti, la penso anch'io come te, ma spero che in qualche modo si eviti di arrivare a tanto. Quel K'Has Toker mi da i brividi."
In fondo a quel viale c'era un enorme spiazzo. Non era molto chiaro a cosa servisse, e se fosse un parcheggio o una discarica abusiva. Ma era ingombro di automobili, ed accanto alle porte delle case che sorgevano lungo la sua circonferenza si trovavano dei mucchi di detriti, senza che tuttavia ci fosse la minima traccia di un cantiere, come invece sarebbe stato lecito aspettarsi. E i due camminarono verso il centro, una sorta di piazza nella piazza, all'interno del quale sorgeva una fontana di discutibile gusto estetico, scolpita nella pietra.
"Quel qualche modo sarebbe solo se cominciassero a smettere di darmi fastidio."
"Oppure se tu morissi prima."
Kelerion smise di camminare, ma Jenell fece ancora un paio di passi in avanti prima di accorgersene e fermarsi a sua volta, senza girarsi indietro.
"Come hai detto scusa?"
"Mi dispiace Kel. Ma non posso piu' restare a guardare mentre fai questo. Ti prego di perdonarmi."
Non si volto'. E proprio mentre Kel stava per replicare, avvenne cio' che lui mai si sarebbe aspettato in quel frangente. Una frattura orizzontale squasso' l'asfalto dietro il Signore del Fulmine, e da esso emersero due stalagmiti che gli trafissero l'addome, colpendolo alla schiena, e squarciandolo con un disgustoso rumore di carne lacerata. Tutto avvene cosi' velocemente che Kelerion non pote' ne' accorgersene ne' reagire. Soffoco' un gemito di dolore, mentre la sua bocca si riempiva di sangue. Sangue che sputo' per terra chinandosi su un ginocchio, quando le stalagmiti si ritrassero con un violento strattone, per lasciare il posto a tre figure torreggianti che emersero dalla spaccatura.
Quello a sinistra era un giovane ragazzo dagli sporchi capelli neri e dagli occhi di aria inquietante, quasi a dare l'idea che pupilla e iride fossero fuse insieme, vestito in maniera semplice, con degli abiti scoloriti e laceri.
Quello a destra aveva capelli ed occhi del medesimo color nocciola, ed un'aria adulta e responsabile che ben si adattava al suo vestire con dei pantaloni di pregiata fattura e una camicia bianca.
Quello in mezzo era un colossale individuo alto piu' di tre metri, dalle spalle larghe e dai muscoli cosi' gonfi e robusti che sembravano sul punto di esplodere da un momento all'altro. Indossava un solo gilet di grezzo cuoio nero non lavorato che gli lasciava scoperte le braccia e parte del possente torace. Sulla schiena il gilet recava una pezza raffigurante un pugno serrato avvolto da spire di energia, sotto il quale campeggiava la scritta in inglese "Never fall to the ground". Completava la figura un paio di jeans laceri e larghi, che nascondevano solo in parte un paio di semplici stivali.
"Guarda guarda" disse "A quanto pare il nostro sovversivo amico ha due buchi in corpo."
Kelerion rimase chino a terra, su di un ginocchio, la bocca sporca di sangue e gli occhi sbarrati. Non dal dolore delle ferite, che sanguinavano pigramente come grossi fori di proiettile. Non perche' sapesse bene, anche senza voltarsi a guardarli, che alle sue spalle c'era Rail, il Dio della Terra.
Perche' si sentiva infinitamente stupido.
Si alzo' in piedi, vacillando, dopo qualche istante che, curiosamente, i suoi aggressori gli concessero. Trasse degli ampi respiri fissando il cielo, mentre la grottesca parodia di un sorriso gli si dipingeva sulle labbra crudeli.
"Guarda guarda, a quanto pare il nostro inutile figlio di puttana ha deciso di finire a brandelli oggi. E non e' il solo."
Sentenzio' lugubre, abbassando infine lo sguardo su Jenell che stava palesemente cercando di evitare di incrociare gli occhi con quelli terrificanti del Signore dei Fulmini. E solo allora si volto' verso i tre che gli avevano teso l'imboscata, posandosi la punta della lingua su un angolo della bocca ancora imbrattato di sangue. Grottescamente comincio' a pronunciare i loro nomi con un'inquietante cadenza, simile a quella di una filastrocca.
"Kendall. Ekaras. Rail. E Jenell. Che triste epilogo per voi. Non solo traditori, ma anche vigliacchi. Cosa c'e' stronzo, avevi paura di me?"
Fu Rail a rispondere con tono rabbioso, ma pienamente sotto controllo. "Sta zitto, verme. Non osare parlare di tradimento. Ti saresti meritato molto di peggio, ma forse avro' pieta' di un pezzente come te. E risparmiami le tue spacconate, sai meglio di chiunque altro che non puoi avere la meglio su di me."
Kelerion non rispose, ma la sua mano corse veloce all'elsa della spada dietro la schiena, solo per accorgersi che non l'aveva portata con se'. Scosse la testa e flesse le ginocchia, mentre i suoi occhi e i palmi delle sue mani si riempivano di immensa energia elettrica.
Frammenti di terreno si sollevarono dalla spaccatura dalla quale i tre Dei erano usciti, e si frantumarono per raccogliersi attorno alla figura con la camicia, Ekaras, e presero a turbinare furiosamente come una contenuta tempesta di sabbia.
Gli occhi dell'altro individuo, Kendall, si dilatarono e il terreno ai suoi piedi assunse rapidamente la consistenza morbida di un pantano, nel quale si ritrovo' immerso fino ai polpacci.
Rail invece estrasse un paio di guanti da una tasca interna del gilet, e se li infilo'. Avevano le nocche rinforzate in acciaio che terminavano in dei corti spunzoni, ed erano senza dita, simili a quelli dei motociclisti. Un solo gesto della mano, ed altra terra si stacco' dalla fenditura per fluire, come un disgustoso ed innaturale serpente fatto di pietra, all'interno di entrambe le sue mani aperte. E con esse si fuse, assumendo una consistenza dura ed indistruttibile, impressione che si aveva alla sola vista dei suoi pugni dall'aria ancora piu' letale.
"Bene Jenell" disse lui con una punta di cinismo, dovuta probabilmente all'incombente battaglia contro l'individuo che, con evidenza, detestava piu' di qualsiasi altro "Ci hai dato un prezioso aiuto. Adesso vattene, non sono certo cosi' spietato da chiederti di combattere contro il tuo caro amico Kel."
Kelerion emise una risata totalmente insana e fuori controllo, gli occhi completamente bianchi e corruschi di pura energia, la testa reclinata all'indietro e le mani aperte scostate di poco dal suo corpo, palmi rivolti verso l'alto e dita piegate come se stesse stringendo un'invisibile sfera. "Vai vai Jenell! Ti hanno usata per benino, adesso non servi piu' a un cazzo!"
Nessuno la stava guardando, ma Jenell teneva il capo chino, ad alcuni metri di distanza. Ma Kelerion non sembro' soddisfatto, ed incalzo'.
"Spero tu sapessi che sarebbe successo questo, altrimenti... Diamine, ti sentiresti di certo una perfetta imbecille. Ma non preoccuparti, in quel caso. Non avrai una vita lunga abbastanza per sentirtici troppo. Dammi solo il tempo di friggere queste tre teste di cazzo, e poi passiamo al tuo trattamento speciale."
"Un po' patetico come ultimo saluto, Signore del Fulmine. Adesso pero' e' finito il tempo dei saluti, ed e' giunto quello di crepare. Spero che almeno quello lo farai con un po' di dignita'." Affermo' infine Rail.
"Piscero' sui vostri cadaveri, stronzo. E adesso venite, coraggio."
Rail scosse la testa con disappunto, e fece un cenno della mano rivolto ad Erakas e Kendall. Senza piu' una parola distese le labbra in un sorrisetto fin troppo sicuro di se', batte' i due pugni l'uno contro l'altro e si lancio' a velocita' impressionante contro Kelerion.
"Non pensi sia giunto il momento di spiegarmi cosa ti frulla per la testa?"
"Nemmeno per sogno." Fu la risposta sprezzante di Kel, seguita da una grassa risata che congelo' Aima li' dove si trovava. Lui per contro continuo' a camminare verso l'automobile, e solo dopo qualche metro la dea ricomincio' a seguirlo. Di certo si aspettava un Kelerion piu' collaborativo, a giudicare dai modi che teneva con il signore della luce fino a pochi minuti prima.
"Se perfino Alexander si e' accorto che puoi fidarti di me e tu invece sei ancora convinto di non poterlo fare, sei veramente un bestione ottuso." Sentenzio' lei con una nota di risentimento nelle parole.
"Non devo mica fare tutto quello che mi dice Alexander. Non e' mica mio padre." E rise ancora.
Se gli sguardi potessero uccidere, Kel sarebbe morto in modo atroce in quello stesso istante. Come se si sentisse osservato, volto' lo sguardo in direzione della donna, senza pero' smettere di camminare.
"Senti, non e' che non mi fidi di te. Tutt'altro. Altrimenti non ti avrei mai contattata. Ma dammi retta quando ti dico che non e' ancora il momento. Se tu sapessi tutto ora, succederebbero un sacco di cose spiacevoli. Preferisco aspettare che tu sia nella merda fino al collo, proprio come me."
"Lo sono gia' abbastanza per averti aiutato in un momento in cui chiunque ha l'ordine tassativo di annientarti."
Kel rise sommessamente, una risata di circostanza che lasciava trapelare la sua tensione, cosi' ben dissimulata. "Ringrazia che puoi ancora respirare."
Fatto il giro della piramide, raggiunsero nuovamente l'auto e Kel si mise alla guida, diretto verso il Cairo. Si ostinava a rimanere silenzioso, e tuttavia non era il silenzio dell'ostruzionismo. Era il silenzio di chi sta ragionando sul da farsi. E come se fosse in grado di leggerli nel pensiero, Aima gli rivolse nuovamente la parola, i capelli scompigliati dalla velocita' della vettura che sfrecciava sulla sabbia.
"Che faremo ora?"
"Forse ti sorprendera', ma non ne ho la benche' minima idea. Cio' che potevo fare era visitare Alexander e l'ho fatto, per il resto... Temo mi tocchera' aspettare e vedere che piega prenderanno le cose. Presumo che in ogni caso non dovremo aspettare a lungo per scoprirlo."
Nell'udire quella risposta, fu Aima a diventare riflessiva. Per tutto il resto del viaggio non apri' piu' bocca, arrovellandosi su tutto cio' che le stava capitando e che aveva bisogno di risposte, risposte che non arrivavano e che avrebbe dovuto cercare da sola, concluse. Erano praticamente allo sbando, ma la cosa non la turbo' piu' di tanto. Il vero problema, cio' che la dilaniava, era il non capire esattamente in che terribile guaio si era cacciato Kelerion e perche'. Quasi le venne da ridere al pensiero che era convintissima di poter capire, prima che il misterioso incontro con Alexander demolisse qualsiasi teoria potesse aver costruito nella propria mente.
Anche lui rimase silenzioso durante tutto il resto del tragitto, compresa la camminata fino alla "Stella del Mattino" per le vie del Cairo. Fu solo quando vide la ragazza seduta scompostamente sulle ringhiere che delimitavano il marciapiede antistante l'ingresso dell'albergo che si decise a riprendere la parola.
"Visite inaspettate a quanto pare."
Jenell volto' il capo in direzione di Kel ed Aima quando li scorse, e si tolse un auricolare mentre agitava l'altra mano in ampi cenni di saluto, invitandoli implicitamente a raggiungerli. Quando i due furono a meno di un metro da lei, scese dalla ringhiera con un gesto elegante.
"Non potete nemmeno immaginare quanto vi ho cercati." Disse sorridendo mesta, mentre spegneva il lettore MP3.
"Vi?" Sottolineo' Aima, congelandola con lo sguardo. Era evidente che tra le due non corresse buon sangue, ma la Dea dei Ghiacci non faceva il benche' minimo sforzo per nasconderlo.
"Si insomma" Spiego' Jenell "Non sapevo che ci fossi anche tu. Cercavo solo Kel, ma dal momento che ho trovato anche te ho detto cosi'." Sbuffo', manifestando il suo fastidio nello spiegarsi piu' del necessario.
"Perche' mi cercavi?" Interloqui' Kelerion inclinando il capo di lato e sogghignando, come se in realta' conoscesse benissimo la risposta in arrivo ma volesse sentirla pronunciata.
"Perche' sei scemo" rispose lei con innocenza, scuotendo il capo e facendo oscillare la nera chioma dalle ciocche bionde "ti sei ficcato nei guai e volevo assicurarmi che stessi bene. Volevo fare qualcosa per te... Anche se sembra che sia arrivata un po' tardi." Rivolse un'occhiata presuntuosa ad Aima, sorridendole con candore.
La differenza tra le due donne era cosi' evidente da risultare quasi divertente. Laddove Aima era una donna femminile, adulta, responsabile e affascinante, Jenell era poco piu' che una ragazzina allegra e a tratti ingenua.
"Sei venuta a schierarti dalla parte del tuo potente signore e a mettere la tua vita al suo servizio?" Chiese nuovamente Kel, ridacchiando senza reale divertimento.
"Non proprio" rispose lei "Te l'ho detto, non approvero' mai quello che fai mio potente signore. Ma forse posso tirarti fuori da questa merda senza che in troppi si facciano male."
"Oh ma davvero. E come vorresti fare, sentiamo?"
Jenell alzo' un dito e fece cenno di no a pochi centimetri dal viso di Kel. "Non te lo dico adesso. Sono stanca, son stata qui ad aspettarTI per ore, senza contare il tempo per rintracciarti in citta'."
Kel le rispose sollevando un sopracciglio e incrociando le braccia al petto, osservandola con una sorta di fare derisorio. "Ci hai messo anche troppo poco, considerato che se l'hai fatto tu potrebbe farlo anche un mio nemico."
"Non sono mica l'ultimo dei fessi io." Lei ammicco' a Kelerion e rivolse un breve e fintissimo sorriso ad Aima, la quale non rispose nemmeno. "Andiamo a fare due passi, dopo. Ho alcune cose da dirti proprio a riguardo dei tuoi nemici."
E si volto', facendo il suo ingresso nella grande hall dell'albergo, scomparendo alla vista. Kel volse il capo verso Aima, che aveva in volto un'espressione ancora piu' cinica e glaciale del solito, sguardo fisso sul punto in cui Jenell era scomparsa. Ridacchio', mentre parlava cercando di tranquillizzarla, seppur a suo modo.
"Non te la prendere, o ti scoppiano le vene del collo. Se sei riuscita a sopportare il mio di carattere, non dovresti avere difficolta' a sopportare il suo. E poi e' una ragazza fidata."
"E' insopportabile. Torniamo in camera prima che mi venga voglia di farne una bella statuetta."
Ed andarono insieme nella loro stanza, Kelerion che sghignazzava senza ritegno, contento, per un qualche curioso motivo che sfuggiva a chiunque.
...
Era tardo pomeriggio quando Jenell usci' dalla sua stanza, per trovare proprio fuori da essa Kel da solo, che la attendeva a braccia incrociate. Indossava una canotta nera aderente con un teschio infuocato raffigurato sopra, ed un paio di pantaloni di tessuto nero decorati con un motivo che ricordava delle chiazze di sangue. Lei aveva un corto gonnellino tutto colorato, ed una maglietta rossa a maniche lunghe, con su scritto un aforisma di Lenin. Fece un mezzo giro su se stessa, come a mostrarsi civettuola, e, senza dire nulla, si avvio' assieme ad un sogghignante Kelerion giu' per le scale.
"Meno male che non e' venuta. Sai, sono cose che in fondo non la riguardano, e che non avrei avuto piacere di spiegarle. Senza contare che volevo passare un po' di tempo con te da solo." Disse rivolgendo a Kel un sorrisetto dall'aria complice.
"La vostra competitivita' e' oltremodo noiosa" Rispose Kelerion scuotendo il capo, ed intrecciando le mani dietro la nuca mentre continuava a camminare "Oltre ad essere totalmente fuori luogo in una situazione come quella in cui ci troviamo al momento. Concentriamoci sulle cose serie, e non su questi litigi da bambini."
Usciti dall'albergo, li accolse un clima mite e asciutto, i raggi del sole morente che ancora scaldavano la pelle, al tempo stesso gratificata dallo spirare di un dolce venticello. E mentre gli parlava, Jenell condusse Kelerion lungo una delle vie principali del centro del Cairo, allontanandosene progressivamente e schivando l'onnipresente folla di turisti riversa nelle strade a qualsiasi ora del giorno.
"Hanno intenzione di persistere a cercarmi?"
"Oh si, tutta l'intenzione." Rispose Jenell con un sospiro "Specialmente Blaze. Seppur non in prima persona, aspetta con ansia il momento della resa dei conti. C'e' di buono che nessuno sa dove trovarti, e soprattutto nessuno sa neanche dove cercarti. A parte me ed Aima, non mi risulta che tu avessi altri contatti, pertanto non c'e' nemmeno una traccia da seguire. Quel che ti suggerisco e' comunque di continuare a muoverti per essere ancor meno rintracciabile."
"Non ho la minima intenzione di fuggire da quel branco di figli di puttana. Che vengano loro, Blaze, i Titani. Faranno tutti la stessa miserabile fine."
Lei ridacchio' allegra. "Blaze e' veramente incazzato. Sinceramente non credo che finira' bene, in qualsiasi modo, tutto questo. Si sta mangiando il fegato giorno dopo giorno. Ed a proposito dei Titani... Uno di loro ha annientato Torlan."
"Se e' una domanda, tesoro mio" rispose lui cinico "Non so proprio che risponderti. Non so a che gioco stiano giocando i Titani, e nemmeno mi interessa. Devono solo starmi lontani, o li massacro."
"Non te la prendere Kel" Disse lei di rimando "Ma - ed e' una cosa che potrebbe tornarti utile come tutte quelle che ti ho detto - quasi tutti pensano che tu ti sia alleato coi Titani. Blaze ha riferito che sei stato salvato proprio da uno di loro. Io ti conosco e so che e' impossibile ma gli altri..."
"Quante puttanate tutte in una volta che mi tocca sentire." Disse secco, con un violento cenno del braccio, che manifestava tutta la sua intenzione di troncare la discussione. "Che altro sai dirmi?"
"Che se non ti trovano si rivolgeranno a K'Has Toker." Rispose grave.
Sorprendentemente Kelerion scoppio' a ridere sguaiatamente, una risata isterica e terribilmente prossima alla risata di un folle. "Tipico di quegli smidollati dei Quattro. Non sono nemmeno capaci di gestire da soli una situazione simile, e gia' vanno a piagnucolare da quel testa di cazzo delle ombre."
Senza che Kel quasi se ne rendesse conto, la gente era progressivamente diminuita per le strade fino a scomparire del tutto, in quella in cui si trovavano ora. Era piuttosto larga, lo spazio necessario per due automobili, ma sia l'asfalto che i due marciapiedi, fiancheggiati da abitazioni raramente interrotte per far intersecare altre vie, erano completamente deserti. Non un'anima ne' un'automobile era in vista.
"Che dirti, la penso anch'io come te, ma spero che in qualche modo si eviti di arrivare a tanto. Quel K'Has Toker mi da i brividi."
In fondo a quel viale c'era un enorme spiazzo. Non era molto chiaro a cosa servisse, e se fosse un parcheggio o una discarica abusiva. Ma era ingombro di automobili, ed accanto alle porte delle case che sorgevano lungo la sua circonferenza si trovavano dei mucchi di detriti, senza che tuttavia ci fosse la minima traccia di un cantiere, come invece sarebbe stato lecito aspettarsi. E i due camminarono verso il centro, una sorta di piazza nella piazza, all'interno del quale sorgeva una fontana di discutibile gusto estetico, scolpita nella pietra.
"Quel qualche modo sarebbe solo se cominciassero a smettere di darmi fastidio."
"Oppure se tu morissi prima."
Kelerion smise di camminare, ma Jenell fece ancora un paio di passi in avanti prima di accorgersene e fermarsi a sua volta, senza girarsi indietro.
"Come hai detto scusa?"
"Mi dispiace Kel. Ma non posso piu' restare a guardare mentre fai questo. Ti prego di perdonarmi."
Non si volto'. E proprio mentre Kel stava per replicare, avvenne cio' che lui mai si sarebbe aspettato in quel frangente. Una frattura orizzontale squasso' l'asfalto dietro il Signore del Fulmine, e da esso emersero due stalagmiti che gli trafissero l'addome, colpendolo alla schiena, e squarciandolo con un disgustoso rumore di carne lacerata. Tutto avvene cosi' velocemente che Kelerion non pote' ne' accorgersene ne' reagire. Soffoco' un gemito di dolore, mentre la sua bocca si riempiva di sangue. Sangue che sputo' per terra chinandosi su un ginocchio, quando le stalagmiti si ritrassero con un violento strattone, per lasciare il posto a tre figure torreggianti che emersero dalla spaccatura.
Quello a sinistra era un giovane ragazzo dagli sporchi capelli neri e dagli occhi di aria inquietante, quasi a dare l'idea che pupilla e iride fossero fuse insieme, vestito in maniera semplice, con degli abiti scoloriti e laceri.
Quello a destra aveva capelli ed occhi del medesimo color nocciola, ed un'aria adulta e responsabile che ben si adattava al suo vestire con dei pantaloni di pregiata fattura e una camicia bianca.
Quello in mezzo era un colossale individuo alto piu' di tre metri, dalle spalle larghe e dai muscoli cosi' gonfi e robusti che sembravano sul punto di esplodere da un momento all'altro. Indossava un solo gilet di grezzo cuoio nero non lavorato che gli lasciava scoperte le braccia e parte del possente torace. Sulla schiena il gilet recava una pezza raffigurante un pugno serrato avvolto da spire di energia, sotto il quale campeggiava la scritta in inglese "Never fall to the ground". Completava la figura un paio di jeans laceri e larghi, che nascondevano solo in parte un paio di semplici stivali.
"Guarda guarda" disse "A quanto pare il nostro sovversivo amico ha due buchi in corpo."
Kelerion rimase chino a terra, su di un ginocchio, la bocca sporca di sangue e gli occhi sbarrati. Non dal dolore delle ferite, che sanguinavano pigramente come grossi fori di proiettile. Non perche' sapesse bene, anche senza voltarsi a guardarli, che alle sue spalle c'era Rail, il Dio della Terra.
Perche' si sentiva infinitamente stupido.
Si alzo' in piedi, vacillando, dopo qualche istante che, curiosamente, i suoi aggressori gli concessero. Trasse degli ampi respiri fissando il cielo, mentre la grottesca parodia di un sorriso gli si dipingeva sulle labbra crudeli.
"Guarda guarda, a quanto pare il nostro inutile figlio di puttana ha deciso di finire a brandelli oggi. E non e' il solo."
Sentenzio' lugubre, abbassando infine lo sguardo su Jenell che stava palesemente cercando di evitare di incrociare gli occhi con quelli terrificanti del Signore dei Fulmini. E solo allora si volto' verso i tre che gli avevano teso l'imboscata, posandosi la punta della lingua su un angolo della bocca ancora imbrattato di sangue. Grottescamente comincio' a pronunciare i loro nomi con un'inquietante cadenza, simile a quella di una filastrocca.
"Kendall. Ekaras. Rail. E Jenell. Che triste epilogo per voi. Non solo traditori, ma anche vigliacchi. Cosa c'e' stronzo, avevi paura di me?"
Fu Rail a rispondere con tono rabbioso, ma pienamente sotto controllo. "Sta zitto, verme. Non osare parlare di tradimento. Ti saresti meritato molto di peggio, ma forse avro' pieta' di un pezzente come te. E risparmiami le tue spacconate, sai meglio di chiunque altro che non puoi avere la meglio su di me."
Kelerion non rispose, ma la sua mano corse veloce all'elsa della spada dietro la schiena, solo per accorgersi che non l'aveva portata con se'. Scosse la testa e flesse le ginocchia, mentre i suoi occhi e i palmi delle sue mani si riempivano di immensa energia elettrica.
Frammenti di terreno si sollevarono dalla spaccatura dalla quale i tre Dei erano usciti, e si frantumarono per raccogliersi attorno alla figura con la camicia, Ekaras, e presero a turbinare furiosamente come una contenuta tempesta di sabbia.
Gli occhi dell'altro individuo, Kendall, si dilatarono e il terreno ai suoi piedi assunse rapidamente la consistenza morbida di un pantano, nel quale si ritrovo' immerso fino ai polpacci.
Rail invece estrasse un paio di guanti da una tasca interna del gilet, e se li infilo'. Avevano le nocche rinforzate in acciaio che terminavano in dei corti spunzoni, ed erano senza dita, simili a quelli dei motociclisti. Un solo gesto della mano, ed altra terra si stacco' dalla fenditura per fluire, come un disgustoso ed innaturale serpente fatto di pietra, all'interno di entrambe le sue mani aperte. E con esse si fuse, assumendo una consistenza dura ed indistruttibile, impressione che si aveva alla sola vista dei suoi pugni dall'aria ancora piu' letale.
"Bene Jenell" disse lui con una punta di cinismo, dovuta probabilmente all'incombente battaglia contro l'individuo che, con evidenza, detestava piu' di qualsiasi altro "Ci hai dato un prezioso aiuto. Adesso vattene, non sono certo cosi' spietato da chiederti di combattere contro il tuo caro amico Kel."
Kelerion emise una risata totalmente insana e fuori controllo, gli occhi completamente bianchi e corruschi di pura energia, la testa reclinata all'indietro e le mani aperte scostate di poco dal suo corpo, palmi rivolti verso l'alto e dita piegate come se stesse stringendo un'invisibile sfera. "Vai vai Jenell! Ti hanno usata per benino, adesso non servi piu' a un cazzo!"
Nessuno la stava guardando, ma Jenell teneva il capo chino, ad alcuni metri di distanza. Ma Kelerion non sembro' soddisfatto, ed incalzo'.
"Spero tu sapessi che sarebbe successo questo, altrimenti... Diamine, ti sentiresti di certo una perfetta imbecille. Ma non preoccuparti, in quel caso. Non avrai una vita lunga abbastanza per sentirtici troppo. Dammi solo il tempo di friggere queste tre teste di cazzo, e poi passiamo al tuo trattamento speciale."
"Un po' patetico come ultimo saluto, Signore del Fulmine. Adesso pero' e' finito il tempo dei saluti, ed e' giunto quello di crepare. Spero che almeno quello lo farai con un po' di dignita'." Affermo' infine Rail.
"Piscero' sui vostri cadaveri, stronzo. E adesso venite, coraggio."
Rail scosse la testa con disappunto, e fece un cenno della mano rivolto ad Erakas e Kendall. Senza piu' una parola distese le labbra in un sorrisetto fin troppo sicuro di se', batte' i due pugni l'uno contro l'altro e si lancio' a velocita' impressionante contro Kelerion.



