domenica, 22 giugno 2008,20:02

La donna si tolse dalla schiena il fucile e lo appoggio’ contro un armadietto, andandosi poi a sedere accanto all’uomo, e squadrandolo rapidamente. “Sei esausto, hai bisogno di dormire e hai un braccio sanguinante.”

“Mh?” Lui si guardo’ il braccio con cui aveva spaccato la vetrina, tagliato in piu’ punti e con ancora dei frammenti di vetro dentro le ferite.

 “Non mi ero accorto. Ero troppo stanco per sentire il dolore.” Cerco’ infine di sdrammatizzare, senza successo. L’espressione della donna era decisamente preoccupata, sebbene tentasse di celarlo. Quest’ultima prese infine la scatoletta nera che portava al fianco e la apri’, rivelando al suo interno dei ferri di precisione e dei bendaggi, insieme ad un paio di siringhe. Lui le rivolse uno sguardo di silenziosa gratitudine, osservandola mentre lo medicava. Gli tolse abilmente i cocci dal braccio, senza fargli male, e comincio’ a bendarlo, esitante. Infine si decise, e parlo’.

“Fang…?”

Lui la guardo’ senza dire niente, rivolgendole la sua attenzione.

“Non te l’ho mai chiesto, ma voglio saperlo ora. Perche’ hai fatto tutto questo? Perche’ mi hai portato via da quell’orrore, mettendoti in una situazione terribile? Eri l’orgoglio del tuo squadrone… Avevi infinite possibilita’… E…”

Non pote’ piu’ continuare, le sue dita tremarono in modo appena percettibile, mentre stringeva la fasciatura. Lui non attese che continuasse, e le rispose subito.

“Perche’ sentivo di dovere. Eri da sola in un mondo che non ti appartiene, e non c’e’ nulla di peggio che essere soli. Non volevo che tu lo fossi, volevo che qualcuno combattesse  al tuo fianco la lotta per la tua liberta’. Ecco qual e’ la ragione.”

Lei abbasso’ lo sguardo, e smise di armeggiare con le ferite dell’uomo, pur senza aver chiuso il bendaggio, come se si sentisse in colpa per quel che era successo. E fu in quel momento, il momento in cui lei era piu’ fragile e vulnerabile, che successe l’inaspettato. Lui le prese il mento tra le dita, e le sollevo’ lo sguardo, rivolgendole uno dei suoi rari sorrisi. “Non sentirti in colpa” disse a bassa voce “perche’ quello che ho fatto, se potessi tornare indietro, lo rifarei ad occhi chiusi.”

Avvicino’ le sue labbra a quelle di lei, e vi depose un lieve bacio. Non ebbe il tempo di fare nient’altro. Senti’ la delicata mano di lei dietro la nuca affondare tra i capelli, e le labbra della donna che baciavano le sue piu’ vigorosamente, con passione. Ed entrambi persero la cognizione del tempo.

Lei gli si mise a cavalcioni, continuando a baciarlo abbandonata a lui, sospirando dall’emozione, mentre sentiva le mani dell’uomo, grandi, ma straordinariamente dolci nell’accarezzarla, sui fianchi.

“Amami questa notte.” Mormoro’ lui sommessamente, mentre chiudeva le braccia attorno ai fianchi della donna, abbracciandola e tenendola stretta a se, come avesse paura che qualcuno potesse portargliela via da un momento all’altro. Lei rispose con un sorrisetto, dolce e ambiguo allo stesso tempo, e le sue dita scivolarono sotto la maglia di lui, carezzando brevemente la pelle e seguendo i contorni dei muscoli, prima di sollevarla e di togliergliela per poi gettarla di lato. Lo accarezzo’ ancora per alcuni istanti, e le sue labbra vennero attirate dal suo collo. Comincio’ a baciarlo piano e in modo seducente, sentendo distintamente le mani di lui sulla cerniera della sua mimetica. Fremette piano dall’impazienza, e prese a baciarlo con piu’ vigore.

Quando la sua tuta fu aperta, dal collo fino alle natiche, si rialzo’ in piedi e se ne disfo’, senza distogliere lo sguardo da quello del suo uomo, come se volesse fare tesoro di ogni sua espressione, in questo caso maliziosa, che lei accoglieva con un sorrisetto soddisfatto. Nuda, senza alcuna vergogna nell’esserlo, poso’ le mani sulle robuste spalle dell’uomo e lo costrinse sdraiato sulla panca. Gli si mise nuovamente a cavalcioni, cominciando ad armeggiare febbrilmente con la sua cintura, mentre lui le sfiorava il corpo, provocandole dei brividi e facendo sfuggire degli ansiti alle sue labbra.

E quando infine l’uomo fu nudo come la donna, in quel comune spogliatoio, illuminarono con il loro amore un mondo sprofondato nell’abisso di un’epoca oscura.

 

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Dunque, dal momento che questo racconto e' stato ispirato a un sogno che ho fatto, dovrebbe concludersi qui. Non escludo che prima o poi potrei continuarlo, dal momento che e' una trama ancora aperta, ma per il momento e' questo. Spero sia piaciuto.

Fra

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mercoledì, 18 giugno 2008,22:34

Entrambi rimasero in silenzio, immersi nell’oscurita’ che solo la debole luce proveniente dalla strada fendeva a malapena. Assolutamente immobili, muovevano appena le labbra per comunicare, con il tono di voce piu’ basso possibile.

“Non hai una EMP immagino.”

“No, e ho solo due colpi nel caricatore. Se ricarico, ci individua subito.” Rispose lui prontamente.

“Ascolta, e’ questione di secondi prima che lui entri. Mira dove miro io, e appena faccio fuoco spara anche tu.” Aggiunse.

“Che cosa…?”

L’ansito smorzato di una maschera antigas li fece rabbrividire.

“Fidati, fa come ho detto! Non c’e’ tempo!”

Lei non disse altro, e segui’ la traiettoria della pistola dell’uomo, puntando il Meatgrinder in quella direzione. Smisero entrambi di respirare, divorati dalla tensione, e un altro ansito giunse alle loro orecchie. Passarono alcuni secondi, poi altri ancora. L’uomo udi’ uno scricchiolio praticamente impercettibile, vide un lievissimo movimento dei cocci della vetrata ancora sparsi per terra, e seppe che era la sua occasione. Sparo’ gli ultimi due colpi che gli restavano in canna, e prego’. La risposta alla sua preghiera non tardo’ ad arrivare. Nel buio si aprirono due fori di proiettile del color del sangue, seguiti da un gemito di dolore, e dall’assordante esplosione del Meatgrinder della donna. Un istante piu’ tardi un corpo cominciava a comparire, pervaso di energia elettrica e con un foro nel torace grosso quanto la ruota di un’automobile, scaraventato parecchi metri piu’ indietro, fin sul marciapiede. Il generatore di campo elettromagnetico fece sussultare il cadavere dell’Hunter, e, in cortocircuito, si spense con un ronzio.

“Bel colpo.” Commento’ lui cinicamente, ma sollevato, mentre usciva dal suo riparo e ricaricava rapidamente le due pistole, estraendo dalle capienti tasche dei pantaloni le munizioni. Si avvicino’, senza curarsi di muoversi in silenzio, al cadavere, mentre la donna si riallacciava l’immenso cannone sulla schiena.

L’uomo ispeziono’ velocemente il cadavere dell’Hunter, ma non vi trovo’ addosso niente di utile. Gli tolse tuttavia la maschera antigas imbrattata di sangue, rimosse dal suo orecchio il comunicatore, e lo getto’ per terra per poi calpestarlo con il massiccio stivale riducendolo in frantumi. Ritorno’ nella macelleria ormai devastata, e raggiunse la donna che lo stava aspettando, indicandole con lo sguardo una porticina in fondo al negozio. “Quella e’ l’entrata di servizio. C’e’ un cortile che conduce alle abitazioni dei civili e agli altri negozi su questo lato di strada.”

Lei annui’ senza aggiungere altro, e lo precedette aprendo la porticina e varcandone la soglia.

Si trovavano ora in un cortile in ghiaia spoglio e trascurato, contrariamente all’aspetto presentabile dell’altro lato, e si presero il tempo necessario per studiare la zona. Davanti a loro torreggiavano inquietanti alti edifici condominiali, con tutte le finestre chiuse eccetto due, dalle quali proveniva una fioca luce, e che dava l’impressione che quell’ammasso di cemento e di mattoni avesse due occhi proprio puntati su di loro. Senza consultarsi, decisero di comune accordo di svoltare a sinistra e di continuare a costeggiare i negozi e le loro squallide porte in legno dalla vernice totalmente scrostata, fino a che, dopo un centinaio di metri, alla donna giunse la voce di lui, che le camminava dietro. “Entra qui. Potremo riposare per un po’.”

Lei si volto’ e, senza esitare, apri’ la porta che le era stata indicata, e si ritrovo’ in un ambiente spazioso e tiepido, i muri dalle piastrelle bianche, armadietti metallici affiancati da panche di legno che formavano degli approssimativi corridoi,e una stanza delle docce in fondo.

“Siamo in uno spogliatoio…?”

“Esatto.” Confermo’ lui. “Palestra Drago. Non chiedermi come faccio a saperlo perche’ non te lo saprei dire, lo so e basta.”

E cosi’ dicendo si trascino’ fino alla panca piu’ vicina, lasciandosi ricadere seduto ed emettendo un sospiro stanco e stremato.

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lunedì, 16 giugno 2008,19:54

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Hunter 3 a Hunter 1 e 2, soggetti in contatto visivo, ripeto, soggetti in contatto visivo. Si allontanano in direzione nordest, dirigetevi in quella zona ed attendeteli. Passo.

Ricevuto Hunter 3, procediamo all’accerchiamento.

Piano d’azione invariato. Attendete una mia comunicazione nel caso in cui perda le loro tracce. Chiudo.

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“Fermati.”

Ingiunse lui con tono imperioso, tuttavia basso, e con la mano alzata. Lei si immobilizzo’, e la sua mano corse istintivamente all’impugnatura del Meatgrind. Tutti e due rimasero fermi a lungo, guardandosi attorno senza muovere la testa. Avevano percorso appena un centinaio di metri ed avevano raggiunto i portici, prima che si fermassero in preda a un cattivo presagio.

“Sono loro…?” Domando’ lei in un sussurro, senza neanche muovere la testa. Lui annui’ impercettibilmente, senza parlare. Solo dopo alcuni interminabili secondi si decise a parlare, controllando il tono di voce.

“Sai gia’ che appena ricominceremo a muoverci il bastardo aprira’ il fuoco. Qualche idea?”

“Una decina di metri piu’ avanti c’e’ la vetrina di un negozio. Se riusciamo a raggiungerla da li sara’ piu’ facile stanarlo. Restare in campo aperto vuol dire morire.”

L’uomo emise una risata sommessa, tipica di chi si sta preparando a compiere un’azione importante. “E sia allora. Appena sfodero le pistole comincia a correre. Io ti seguiro’ coprendoci la strada. Pronta?”

Un respiro rieccheggio’ nell’aria, quasi un ansito, il respiro tipico di chi indossa una maschera antigas.

“Quando vuoi.”

Tutto cio’ che segui’ avvenne in un istante, come se tutto il mondo si muovesse al rallentatore. L’uomo estrasse le pistole e le strinse in pugno mentre si voltava all’indietro. Il boato di un colpo di Meatgrinder esplose a duecento metri di distanza, e il momento successivo polverizzava una delle colonne del porticato sotto cui i due si trovavano. La donna corse verso la vetrina, seguita dall’uomo che, correndo all’indietro, faceva cantare la coppia di pistole in un cadenzato ritmo di esplosioni. I proiettili fischiavano verso il punto immerso nell’oscurita’ da cui era partito il colpo, senza pero’ colpire nulla. E mentre lei stringeva nel pugno la mastodontica e mortale arma, lui colpiva la vetrina con una gomitata, frantumandola in mille pezzi, e continuando a sparare gli ultimi colpi con la seconda pistola.

“Dentro!” Urlo’, mentre lei si tuffava con agilita’ all’interno del negozio. Finiti i proiettili ci si butto’ dentro anche lui, ed entrambi corsero dietro il bancone di quella che si accorsero essere una macelleria. Il mondo ricomincio’ a muoversi a velocita’ normale.  

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domenica, 15 giugno 2008,18:24

“Li vedi?” Chiese lei.

Lui continuo’ a camminare a passo svelto, scuotendo la testa in segno di diniego. “E’ fuori questione, in particolar modo ora.”

L’oscurita’ della notte, spezzata solo dalla fioca luce di lampioni piazzati qua e la, avvolgeva quasi completamente entrambe le figure. Si muovevano ormai da giorni in territori a loro sconosciuti, con l’ardente desiderio di potersi fermare per qualche ora, ma senza effettivamente potere. Anche il loro autocontrollo stava combattendo un’aspra battaglia, e piu’ passava il tempo e piu’ sarebbe stato difficile che la vincesse.

Proseguirono senza dire piu’ una parola per diverse ore, evitando accuratamente tutte le fonti di luce della larga strada che stavano percorrendo. Una comune strada cittadina asfaltata, una delle grandi arterie del traffico, le cui corsie erano separate da aiuole con imponenti alberi a cui si intervallavano alti lampioni. Non una sola auto o un solo civile si vedeva quella notte. Non avevano con se i loro “Tracciatori”, meccanismi ottici grandi quanto un palmo che permettevano di riprodurre fedelmente anche interi quartieri, ma l’uomo sembrava sapere perfettamente dove andare. Giunsero infine in una piazzetta, di pianta rettangolare, al termine del lungo corso che avevano percorso. Palazzine segnalatorie prendevano posto lungo i marciapiedi al termine della strada, inconfondibili punti di transito del trasporto pubblico. Alcune panchine erano poste proprio sotto ad alcuni lampioni, rivolte verso la strada. Alle spalle di quest’ultime l’ennesima fila di aiuole e di massicci alberi, e ancora piu’ dietro dei lunghi porticati sotto ai quali si trovavano ampie vetrine di negozi di ogni tipo. Sembrava un posto cosi’ tranquillo, specialmente a quell’ora della notte, che ai due basto’ un solo sguardo per capirsi. E dopo essersi rivolti un fugace ed esitante sorriso, si mossero verso la panchina e vi si sedettero, e furono nuovamente illuminati dalla luce.

Lui era un uomo alto, non particolarmente muscoloso ma caratterizzato da spalle larghe e robuste. Corti capelli neri gli ricadevano sugli occhi in ciocche disordinate, incorniciando il viso dai tratti marcati, sulla cui meta’ sinistra spiccavano tre strisce rosse diagonali, parallele, che dalla fronte attraversavano l’occhio e toccavano il collo. Vestiva una maglia verde scuro senza maniche, e un paio di larghi pantaloni mimetici di tipo militare, pieni di tasche. Alle mani, dei guanti neri senza dita, ai fianchi una coppia di pistole, e in fondo alla schiena un coltello infoderato di traverso.

Lei era di una bellezza disarmante. Due splendidi occhi scuri che rilucevano nella notte, il viso dai tratti delicati, ulteriormente abbelliti da lunghi capelli lisci che ricadevano dolcemente sulle sue spalle. Vestiva una aderente tuta mimetica di colore nero, che metteva in risalto lo stupendo corpo, ed attorno al collo aveva un visore dalle lenti verdi. Su un fianco aveva attaccata una scatoletta dello stesso colore della tuta, mentre sulla schiena prendeva posto un’arma di dimensioni incredibili, cosi’ tanto che chiunque l’avesse vista si sarebbe domandato come faceva ad essere maneggiata da una donna, per di piu’ di corporatura minuta.  

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Hunters 1 2 e 3, rapporto.

-          Qui Hunter 1 signore. Nessuna traccia dei soggetti.

-          Hunter 2, negativo signore. Soggetti non individuati.

-          Hunter 3 a rapporto. Ci sono tracce della loro presenza nel quartiere 08, richiedo l’avvicinamento delle altre due unita’.

Negato Hunter 3. Hunters 1 e 2 procedete all’accerchiamento del quartiere 08, ma non entrate per nessuna ragione in contatto visivo tra di voi. Eliminazione dei soggetti Dark Star e Blood Fang con priorita’ assoluta. Chiudo.

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Sedettero entrambi, e a lungo rimasero in silenzio. Non si stupirono, dal momento che entrambi avevano molto a cui pensare. Cos’avevano fatto, e che cosa avrebbero fatto del loro futuro. Cosa ne sarebbe stato di loro. Se ne avessero parlato avrebbero potuto confrontarsi, e delineare meglio la situazione, ma era un argomento che entrambi temevano.

La donna si mise a guardare davanti a se, risollevando la testa e fendendo con lo sguardo il buio della notte. E finalmente, dopo una decina di minuti passati nel silenzio, prese la parola.

“Credi che possiamo permetterci di restare qui…?”

Lui aveva impugnato una pistola, e la stava passando da una mano all’altra, per poi puntarla davanti a se come se stesse mirando a qualcuno, sebbene non ci fosse proprio nessuno.

“Non abbiamo scelta. Se continuiamo a camminare senza fermarci mai, non faremmo altro che peggiorare la nostra situazione. Dobbiamo essere piu’ in forze possibile, questo e’ imperativo.”

Lei annui’, seria. Si sforzo’ di esibire un sorriso, ma non ci riusci’, e continuo’ a guardare avanti a se. “Che posto e’ questo?”

“Non lo so, questa e’ la cosa strana. Non sono mai stato qui, pero’ ho come l’impressione di averci trascorso anni e anni. So persino cosa c’e’ aldila’ di quei negozi sotto al porticato. Credo abbia a che fare con gli ultimi esperimenti di addestramento alla tecnologia ottica.”

Si volto’ verso di lui, e guardo’ i suoi occhi. Ogni volta che smettevano di parlare, un silenzio sepolcrale li avvolgeva, rotto soltanto dal frinire di alcuni insetti notturni.

“Non parlare piu’ cosi’. Tutto quel che e’ stato appartiene ad un’altra vita ora. Prima lo dimenticheremo e meglio sara’.”

Lui sospiro’, e rivolse alla donna un rapido sguardo pieno di determinazione. “Non finche’ quest’incubo non sara’ finito.”

Lei stava per replicare, quando improvvisamente, in lontananza in fondo alla strada, apparvero le sagome familiari di due fari di un’automobile. Tuttavia non si avvicinavano, restavano fermi li, e ci rimasero per un intero minuto, prima che la macchina si voltasse e scomparisse inghiottita dalle tenebre. L’uomo emise un sospiro e si alzo’. “E’ ora di rimetterci in cammino. Vieni, credo di conoscere un posto in questo luogo dove possiamo trascorrere la notte.”

Si alzo’ anche lei, ed insieme uscirono dal cono di luce dei lampioni, per poi scomparire nel buio, allontanandosi dalla strada.

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